Voto a 16 anni? Gli studenti dicono no

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Lo ha proposto l’ex premier Enrico Letta, sulla scia dell’entusiasmo per la partecipazione di giovani e giovanissimi al Friday for Future. L’ipotesi di concedere il diritto di voto anche ai ragazzi di 16 anni ha ricevuto il plauso di gran parte del mondo politico (a partire dal premier Giuseppe Conte, passando per Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti). Unica voce contraria, quella di Mario Monti. Ma cosa ne pensano i diretti interessati? Lo abbiamo chiesto agli studenti di una scuola superiore di Milano.

Voto a 16 anni: l’opinione degli studenti

La proposta, in realtà, non è nuova. Era il 2007 quando Walter Veltroni ne ha fatto uno dei propri cavalli di battaglia. La stessa Lega, nel 2015, ha depositato una proposta di legge che però non è mai stata discussa in Parlamento. Ecuador, Brasile, Norvegia e diversi altri Paesi nel mondo hanno già percorso la stessa strada, abbassando l’età minima per il voto.

Ora che i riflettori si sono nuovamente accesi sulla questione, tra gli under 18 c’è chi guarda con favore all’eventualità di poter presto essere ammesso alle urne elettorali. “È assolutamente giusto e, anzi, estendere il diritto di voto dovrebbe essere una delle priorità di questo governo. Noi che siamo i cittadini di domani dobbiamo avere la possibilità di esprimere le nostre idee”, spiega qualcuno.

Ma la maggior parte degli under 18 la pensa diversamente e ammette di non sentirsi pronto a una così grande responsabilità. “A 16 anni non abbiamo ancora la maturità necessaria”: questa l’opinione più diffusa tra gli adolescenti. “Tra i 16enni ci sono ancora troppe persone non sufficientemente informate. Non abbiamo la competenza per prendere una posizione”. Ma, soprattutto, ciò che manca oggi è “un aiuto da parte delle istituzioni in questo percorso. Non si può dire solo: ‘Bene, ora andate a votare’. Bisogna inserire all’interno dell’orario scolastico delle ore in cui discutere di politica e attualità, in modo da rendere gli studenti più consapevoli e responsabili”.