Voto a giugno, l’azzardo di May per rafforzare la Brexit. Ma ci sono dei rischi

Theresa May manda il Regno Unito alle urne il prossimo 8 giugno. (Getty)

Theresa May manda il Regno Unito alle urne il prossimo 8 giugno. Lo aveva negato diverse volte: nessun voto anticipato prima della Brexit. Ci ha evidentemente ripensato il primo ministro britannico e ieri con disinvoltura ha annunciato il giorno. L’intento è quello di cancellare dalla scena politica i laburisti – i sondaggi mettono saldamente al comando i conservatori – per avere una maggioranza granitica e, di conseguenza, più forza per i negoziati dell’addio da Bruxelles. La Borsa scivola ma la sterlina sale.

A far cambiare idea alla May probabilmente sono stati gli ultimi sondaggi che danno i conservatori avanti di oltre 20 punti sull’opposizione laburista. Il vero problema è che con una maggioranza di soli 17 deputati la strada verso la Brexit rischiava di essere più complicata di quello che già è. “I laburisti hanno minacciato di votare contro l’accordo finale che raggiungeremo. I liberal-democratici hanno detto di voler inceppare il lavoro del governo. I membri non eletti della Camera dei Lord hanno promesso di combatterci a ogni passo del cammino”, ha commentato il primo ministro. Senza considerare la Scozia che vorrebbe far saltare il banco. La May insomma non vale essere ostaggio dei continui agguati parlamentari e chiede al popolo un governo forte che le possa garantire solidità nei negoziati con Bruxelles.

Il partito degli indipendentisti della premier Nicola Sturgeon (nella foto), farà incetta di voti solo in Scozia. (Getty)

Le stime sull’assegnazione dei seggi, col sistema uninominale secco britannico, si spingono poi addirittura a prevedere il Partito conservatore a quota 395 deputati (contro i 331 attuali): fino a 140 più di tutti gli altri gruppi sommati. Se ci si fida dei sondaggi, la scelta del voto anticipato non sembrerebbe un azzardo così grande. Ma ogni scommessa comporta dei rischi.

L’ex premier britannico Tony Blair. (Getty)

Per l’ex premier Tony Blair “la Brexit ad ogni costo” è un errore perché rischierebbe di accettare condizioni troppo sfavorevoli per il Regno Unito, meglio “eleggere parlamentari che mettano gli interessi del Paese prima di quelli del partito”. Resta anche l’incognita scozzese. Il partito degli indipendentisti della premier Nicola Sturgeon, farà incetta di preferenze solo in Scozia. Un voto che rafforzi ulteriormente i conservatori potrebbe far tornare a soffiare forte ad Edimburgo il vento della secessione dal Regno.

Usando Yahoo accetti che Yahoo e i suoi partners utilizzino cookies per fini di personalizzazione e altre finalità