Wall Street torna a salire e guarda al voto in Georgia

Alessandro Galiani
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AGI - Dopo il passo falso di ieri, Wall Street torna a salire, in attesa dell'esito delle elezioni di ballottaggio al Senato in Georgia, dove si vota per rinnovare due seggi del Senato che potrebbero consegnare ai democratici il controllo del Congresso, oppure dare ai repubblicani un importante strumento di opposizione.

Il Dow Jones sale dello 0,55%, lo S&P dello 0,71% e il Nasdaq dello 0,95%. Sul risultato di Wall Street pesano anche i dati dell'indice Ism manifatturiero Usa che a dicembre sale al top da due anni e mezzo. I listini di New York apprezzano anche il compromesso raggiunto da Russia e Arabia Saudita per mantenere sostanzialmente invariata la produzione petrolifera dei paesi Opec+ a febbraio e marzo sui livelli di gennaio, un accordo che fa tornare, per la prima volta da febbraio, il prezzo del greggio Wti sopra i 50 dollari.

Battaglia all'ultimo voto

E' battaglia all'ultimo voto in Georgia, con investimenti record di fondi, per due seggi che, al Senato Usa, determineranno l'equilibrio di potere a Washington. Il reverendo Warnock e l'astro nascente dei democratici Jon Ossoff sfidano i senatori uscenti Loeffler e Perdue, due trumpisti da manuale. I dem, che vantano una risicata maggioranza alla Camera, hanno bisogno di ottenere entrambi i seggi per strappare una parità in Senato che si trasformerà in vantaggio grazie agli interventi risolutivi in aula concessi al vicepresidente, Kamala Harris.

Ai repubblicani invece per vincere basterebbe mantenere uno dei due seggi. La Georgia è un tipico Stato del Sud, con 10 milioni scarsi di abitanti, un'economia basata sull'agricoltura, bassa densità abitativa e una larga maggioranza di evangelici robustamente conservatori. Il partito di Trump è dunque tradizionalmente favorito in Georgia che ha alcune tra le più restrittive norme sulla partecipazione al voto. Ma stavolta è diverso: dopo 30 anni di appoggio ininterrotto a presidenti repubblicani, il mese scorso per la Casa Bianca la Georgia ha votato per Joe Biden, che ora punta al bis.

In gioco c'è una posta enorme: il controllo del Senato, che ratifica i trattati internazionali, dal clima al commercio, e ha potere di veto su ogni dirigente federale, dal capo della Cia a quello del Fbi, ai vertici della Corte Suprema. Inoltre il controllo del Senato sarà fondamentale, specie nel primo biennio di presidenza Biden, per gestire tutte le questioni relative all'ambiente, al welfare, alla lotta al razzismo, ai nuovi stimoli economici, perché grazie alla Camera Alta i repubblicani si troverebbero nella posizione di poter bloccare le iniziative legislative dei democratici.

L'indice Ism manifatturiero Usa al top da due anni e mezzo

L'indice anticipatore Ism manifatturiero negli Stati Uniti sale a 61,3 punti a dicembre, il massimo da 2 anni e mezzo, nettamente sopra i 44,2 punti di novembre e sopra gli attesi 48,5 punti. Due mesi fa, l'indice era salito a 65,1 punti e ad aprile, in piena pandemia, era crollato a 4,3 punti.

La componente che misura le aspettative a sei mesi è salita a 70,7 punti, il miglior dato degli ultimi 16 mesi. Insomma, dall'industria arrivano segnali positivi per l'economia, non solo negli Usa, ma anche dall'Europa e dall'Asia.

Wti torna sopra 50 dollari dopo il compromesso Opec+
 

Per la prima volta da febbraio il prezzo del petrolio Wti supera quota 50 dollari al barile. A New York il Light crude chiude in rialzo quasi del 5% a 49,93 dollari, dopo un top a 50,20 e il Brent cresce del 5,21% a 53,75 dollari. Secondo quanto si apprende dalla riunione dell'Opec+ emerge un compromesso: Russia e Arabia Saudita concordano di mantenere sostanzialmente invariata la produzione dei paesi Opec+ a febbraio e marzo sui livelli di gennaio.

Più nel dettaglio Russia e Kazakistan potranno aumentare l'output di greggio di complessivamente 150.000 barili per far fronte alla maggiore domanda interna in inverno. Per non causare un eccesso di offerta, l'Arabia Saudita effettuerà tagli volontari di 1 milione di barili al giorno a febbraio e marzo. E' questo il compromesso raggiunto nella riunione dell'Opec+, dopo lo stallo dovuto alle divergenze tra i Paesi.