Walter Ricciardi: "L'annuncio di Putin desta sconcerto. Di questo vaccino non sappiamo nulla"

Federica Olivo
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Walter Ricciardi (Photo: Huffpost Italy)
Walter Ricciardi (Photo: Huffpost Italy)

“Dal punto di vista tecnico-scientifico è un annuncio sconcertante”. Usa più volte il termine “sconcertante” Walter Ricciardi, parlando con HuffPost del vaccino anti-Covid russo che, come ha dichiarato Vladimir Putin, è stato registrato - primo al mondo - da poche ore. Ma oltre alle dichiarazioni solenni del leader del Cremlino, cosa resta? Ai Paesi che seguono regole puntuali nella sperimentazione, poco o nulla. “Non ci sono dettagli sulla fase 1 né sulla fase 2, nessuna pubblicazione”, spiega il professore, consulente del ministro della Salute e docenti ordinario d’Igiene e Medicina preventiva all’Università Cattolica. Ma se di questo prodotto, che è stato iniettato anche alla figlia dello ‘Zar’, si conosce davvero poco, una cosa è certa: “Un vaccino realizzato in questo modo sicuramente non potrà essere commercializzato nei Paesi che, come l’Italia, seguono un protocollo ferreo”.

Professore, oggi il presidente russo ha annunciato che Mosca ha registrato il primo vaccino contro il Coronavirus al mondo. La Russia sembra aver ottenuto un risultato importante, ma con tempistiche molto, forse troppo, brevi. Lei cosa ne pensa?

Non si può che rimanere sconcertati, guardando la cosa da un punto di vista scientifico. Di questo vaccino non è noto nulla. Non ci sono pubblicazioni che attestino gli esiti delle prime fasi di lavorazione, non c’è nessun dato. Una totale mancanza di trasparenza. In Italia, ad esempio, sarebbe impossibile registrare un vaccino sul quale non è stata ancora ultimata la fase 3. E lo stesso accadrebbe in ogni Paese che - come quelli occidentali - segue regole ferree nell’iter di perfezionamento di un prodotto di questo genere.

Verrebbe da pensare, quindi, che con la dichiarazione di Mosca non cambia nulla per i ricercatori che, nel resto del mondo, stanno lavorando a un vaccino sicuro. È così?

Esatto, per noi non c’è nessun cambiamento. Il motivo è semplice: nessun Paese che si adegua a regole scientifiche rigorose autorizzerebbe la somministrazione alla popolazione un vaccino di cui non è noto nulla. Non sarebbe nemmeno pensabile commercializzare un prodotto simile. Perché non si sa, ancora, se è immunogeno, né se è sicuro. A questo punto resta solo lo sconcerto, perché c’è la sensazione che in casi come questi la politica voglia travalicare la scienza.

A proposito di sicurezza, Putin dice che una dose è stata somministrata anche alla figlia.

Avrà partecipato come volontaria alla fase uno o alla fase due, immagino. Ma ciò che serve per dire che un vaccino è sicuro è l’ultima fase. Alla quale, nel mondo, sono arrivati solo tre o quattro team.

Che ruolo sta avendo l’Italia nella ricerca di un vaccino contro il Covid?

Uno dei progetti che sta affrontando la fase 3, e che quindi è ad un livello avanzato di sperimentazione, è quello di AstraZeneca, che sarà prodotto a Pomezia e infialato ad Anagni.

E quando potrà essere disponibile sul mercato?

A fine settembre o inizio ottobre sapremo se sarà pronto entro fine anno. Altrimenti potrebbe arrivare all’inizio del 2021. Sono questi i tempi per un vaccino che protegga in sicurezza.

A quel punto si porrà il tema dell’obbligatorietà. Conte l’ha esclusa, Renzi, invece, oggi si è detto favorevole. Lei cosa ne pensa?

Credo che debba essere obbligatorio solo per i bambini, che vanno protetti perché dipendono da altri, ma non poter gli adulti. Ad eccezione del personale sanitario o di pubblica utilità, come i poliziotti, i vigili del fuoco, chi lavora nelle mense. Di tutti quelli che, insomma, fanno mestieri per i quali, senza vaccino, metterebbero a rischio la salute degli altri.

Lasciando la libertà di scelta a tutte le altre categorie non si corre il rischio di rendere più lento il percorso che dovrebbe portare a sconfiggere il virus?

Credo che con una buona campagna di informazione, spiegando a tutti che il vaccino salva la vita, si possa arrivare all’immunità di gregge. Ma resto contrario all’obbligatorietà assoluta. L’importante, però, è che la maggioranza della popolazione si vaccini, quando si potrà.

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Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.