Walter Ricciardi: "Seconda ondata? Mai finita la prima, alcune Regioni in ritardo"

Carlo Renda
·Vicedirettore HuffPost
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il consulente del ministero della Salute nella gestione dell'emergenza coronavirus Walter Ricciardi ANSA/BOVE (Photo: ANSA)
il consulente del ministero della Salute nella gestione dell'emergenza coronavirus Walter Ricciardi ANSA/BOVE (Photo: ANSA)

Walter Ricciardi non parla di seconda ondata, perché “in realtà non è mai finita la prima. Quello che abbiamo fatto è stato appiattire la curva epidemica ma non azzerarla, quindi, quando ci sono le condizioni favorevoli, come sono state quelle dei comportamenti estivi e adesso purtroppo il freddo, la curva si riapre. È ancora la prima ondata, che di fatto viene chiamata seconda solo perché corrisponde a una nuova stagione, ma la pandemia è sempre quella. L’azzeramento non è avvenuto e quindi adesso, come avevamo previsto, riparte”.

Intervistato nel corso di Buongiorno, su Sky TG24 il membro del comitato esecutivo dell’Oms e consulente del ministro della Salute sottolinea che in Italia “i posti in terapia intensiva sono stati raddoppiati, oggi sono più di diecimila e su questo sono abbastanza tranquillo. Il problema non è la terapia intensiva ma sono le terapie subintensive, il rafforzamento dei pronto soccorso con percorsi separati e il rafforzamento degli ospedali Covid. Su questo il Paese è a macchia di leopardo, ci sono delle Regioni che sono pronte e altre che sono in ritardo”.

“Ci sono ancora dei pronto soccorso che non hanno i percorsi separati – ha aggiunto Ricciardi - Questo, quando ci sarà la pressione dell’influenza e contemporaneamente quella della paura del Covid. determinerà che queste persone arriveranno in un unico flusso, determinando il caos. L’invito alle Regioni è ad accelerare tutto quello che dovrebbe evitare di andare in terapia intensiva, i soldi sono stanti stanziati”.

Ricciardi conferma che stanno per partire i test rapidi nelle scuole. “Sono migliorati notevolmente. Negli aeroporti, nelle scuole e quando bisogna fare analisi su grandi masse di popolazione diventano un’opzione molto seria. Non sono ancora affidabili al 100% però consentono sicuramente di identificare i super diffusori e quindi sono uno strumento importante. Per primi al mondo abbiamo iniziato ad utilizzarli negli aeroporti, stiamo pensando di utilizzarli anche in altri ambienti, per esempio le scuole”.

Frenata invece sull’apertura degli stadi. “Abbiamo privilegiato l’apertura delle scuole mettendo in circolazione dieci milioni di persone all’interno di ambienti chiusi, non è pensabile di aprire a migliaia di persone degli stadi. È qualcosa che in questo momento non è pensabile -spiega Ricciardi- sarà pensabile nel momento in cui effettivamente continueremo a tenere la circolazione del virus sotto controllo. In questo momento, con i nostri dati e con quelli dei Paesi circostanti, non ci possiamo permettere di abbassare la guardia”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.