Wang Yi in isole Pacifico, Cina vuol sottrarle a influenza Usa

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Roma, 26 mag. (askanews) - Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, arrivato oggi nelle Isole Salomone, porta all'area del Pacifico un ricco carnet di vantaggi economici, a testimonianza di come a Pechino venga considerata strategica questa area del mondo nella partita a scacchi in corso contro gli Stati uniti. Una specie di Belt and Road del Pacifico, che ripropone il modello per cui la cooperazione economica diventa un cuneo geopolitico per Pechino.

La visita di Wang è lunga, perché toccherà otto delle isole del Pacifico, che si trovano ad affrontare la crisi economica globale e i rischi climatici come e più di altre regioni del mondo. E, in questo tour, si svolge anche la sfida a distanza con la neo-minsitra degli Esteri australiana Penny Wong, che è arrivata oggi alle Fiji e che incontrerà domani il primo ministro figiano Frank Bainimarama.

Wang Yi porta alle isole del Pacifico in dote la prospettiva di un accordo di libero scambio, che consentirebbe a questi paesi la possibilità di accedere a un mercato di 1,4 miliardi di abitanti, oltre che molti milioni di dollari di assistenza, secondo documenti consultati dall'agenzia di stampa Afp.

Inoltre, a livello più strategico, Pechino si offree di formare le forze di polizia e le strutture di cybersecurity, oltre che realizzare operazioni sensibili di cartografia oceanica che consentirebbe alla Cina di mappare le risorse naturali celate nel Pacifico in nome di una "visione comune di sviluppo", che potrebbe diventare il titolo dato all'incontro che il capo della diplomazia cinese avrà alle Fiji con i ministri degli Esteri dei paesi in sulare il 30 maggio.

Questi paesi sono diventati negli ultimi mesi un ulteriore fronte di frizione nella competizione strategica in corso tra la Cina e gli Stati uniti, che sono la potenza egemone nella regione anche attraverso l'alleanza con l'Australia. Se finora la Cina non è riuscita a ottenere molto - tranne il voltafaccia delle isole Salomone che ha cancellato il riconoscimento a Taiwan e firmato con Pechino un accordo di sicurezza denunciato da Australia e Usa - l'eventuale accettazione da parte delle nazioni insulari del piano di cooperazione proposto da Wang rappresenterebbe un cambio di passo preoccupante per Washington.

Questo spiega anche perché la senatrice Wong si è precipitata alle Fiji per rassicurare le nazioni insulari che "questa è una diversa Australia", pronta ad affrontare le sfide di sicurezza della regione "come membri di un'unica famiglia": se Pechino prendesse piede, sarebbe un bel grattacapo per il principale alleato degli Usa nell'area.

"La Cina cerca d'accrescere la sua influenza nella regione del mondo dove l'Australia è il partner principale in materia di sicurezza", ha avvertito il nuovo primo ministro di Canberra Anthony Albanese. Per questo, ha chiarito che l'australia metterà a disposizione circa 500 milioni di dollari australiani per la formazione alla difesa, per la sicurezza marittima e per le infrastrutture.

Un campanello d'allarme l'ha suonato anche il portavoce del Dipartimento di Stato Usa Ned Price: "Siamo preoccupati perchè questi accordi potrebbero essere negoziati in un processo precipitoso e non trasparente". E la prima ministra della Nuova Zelanda Jacinda Ardern ha detto di conseiderare "il Pacifico come la nostra famibglia e dunque, visto che esistono bisogni di sicurezza, siamo pronti e disposti a rispondere all'appello".

Anche dall'interno degli stati insulari emergono allarmi. Il presidente degli Stati federali di Micronesia, David Panuelo, ha avverto che il piano cinese, pur "attraente", metterebbe la Cina in grado di "acquistare accesso e controllo alla nostra regione" e ha avvertito che le "insincere" proposte di Pechino garantirebbero alla Cina influenza in seno ai governi, controllo economico su certe industrie e strumenti per la sorveglianza di massa.

Ma la Micronesia è un caso a sé: è daglii anni '80 legata a uno statutodi libera associazione agli Stati uniti, che le garantisce una cooperazione economica rafforzata. Altri paesi, invece, potrebbero essere tentati di entrare nel sistema cinese.

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