Wayne Couzens ammette di aver rapito e violentato la donna ma dice: “Non volevo ucciderla”

·2 minuto per la lettura
La povera Sarah Everard
La povera Sarah Everard

Svolta nelle indagini per l’omicidio di Sarah Everard, il poliziotto imputato per quel crimine confessa: Wayne Couzens rapì, stuprò e uccise la 33enne. A processo davanti alla corte londinese di Old Bailey, l’ex agente di Scotland Yard ci era arrivato dopo una prima, parziale confessione resa agli inquirenti non appena le indagini degli stessi avevano messo in tacca di mira lui e lo avevano fatto arrestare. A seviziare dopo averla rapita e infine a togliere la vita alla donna ritrovata cadavere a marzo nel Kent è stato lui.

Omicidio di Sarah Everard, il poliziotto confessa: il racconto alla corte

Ecco lo storico della sua confessione, resa in collegamento video dal carcere dove è detenuto: l’ex poliziotto avrebbe dapprima seguito e poi rapito Sarah. Quando? Il 3 marzo, nel quartiere di Claphma, a sud di Londra. La vittima stava facendo ritorno a casa sua, a Brixton, dopo una serata con amici. A quel punto Couzens l’ha violentata fino a cagionarne la morte. Una volta accortosi di aver ucciso la donna ne ha abbandonato il cadavere in un appezzamento di terreno fuori mano nella zona del Kent.

Omicidio di Sarah Everard, il poliziotto confessa ma respinge l’accusa di omicidio volontario

Attenzione, sulla scorta del racconto del reo confesso e per sua stessa condotta processuale l’accusa di omicidio volontario p stata definita dai suoi legali “irricevibile”; in pratica Couzens sostiene di non aver mai avuto intenzione di uccidere Sarah, “solo” di privarla della libertà per stuprarla. In aula, come riportano i meda locali, erano presenti anche quattro congiunti della vittima, in una udienza tesissima che è stata rinviata al 9 luglio. E l’ammissione di colpa dell’ex poliziotto ha reinnescato la questione della sicurezza per le donne nel Regno Unito, tema già molto sentito anche a prescindere dall’orrore del Kent.

Omicidio di Sarah Everard, il poliziotto confessa: manifestazioni per la sicurezza

Sarah infatti, la sera di quel maledetto 3 marzo, era tornata a casa dopo una normale cena, aveva chiamato il fidanzato e compare nei filmati delle telecamere di sicurezza alle 21.00. Poi il fidanzato ne aveva denunciato la scomparsa, innescando ricerche conclusesi tragicamente il 10 marzo. Dopo l’arresto di Couzens c’era stata una manifestazione spontanea a Londra per ricordare la vittima, ma la polizia era intervenuta a reprimerla con una insolita brutalità. Ad ogni modo la mobilitazione continua in questi concitati giorni in cui l’omicida è sotto processo.