Wen Shen, gli antichi dei cinesi della pestilenza

Francesco Russo

"Lottiamo contro un demone", ha detto il presidente cinese, Xi Jinping, a proposito dell'epidemia di coronavirus che ha già provocato oltre 100 vittime. E questo demone ha un nome preciso, quantomeno secondo l'antica religione Han, ancora alla base di buona parte delle credenze popolari cinesi. Si tratta di Wen Shen, antico dio della pestilenza che punisce i misfatti degli esseri umani scagliando su di loro le più letali malattie.

A seconda della tradizione, come Wen Shen si può indicare una sola divinità o un gruppo di entità separate. Nel "Li wei xi ming zheng", un commentario mitologico risalente alla dinastia Han che regnò tra il secondo secolo A.C,. e il terzo D.C., si narra dei tre figli dell'imperatore Zhuan Xu che, morti alla nascita, si tramutarono in tre spiriti maligni. I primi due dimoravano nei fiumi Yangtze e Ruo, il terzo, con le sembianze di un fanciullo, si annidava direttamente nei pertugi delle case, terrorizzandone gli abitanti.

Secondo una tradizione più diffusa i Wen Shen sono invece cinque, corrispondenti a personaggi della storia o della leggenda. Cinque: quattro per ogni stagione e uno, Shi Wenye, che li comandava tutti. Per placarli occorre offrire loro canapa e fagioli e pregare. Sono infatti numerosi i templi dedicati a queste divinità: solo a Taiwan, che scampò alla furia della Rivoluzione Culturale, se ne contano oltre 700. Nella piccola isola si usava inoltre condurre al largo una barchetta vuota, che simbolicamente allontanasse il morbo dalla comunità.

Vanno più per le spicce gli esorcisti di scuola taoista, secondo i quali basta pronunciare per tre volte il nome della divinità perché cessi di tormentare i mortali. Sembra facile ma bisogna aver ben chiaro quale entità ci si trovi davanti. Se nell'epoca Tang (618-907) gli "spiriti umidi" restano cinque, questa volta quattro corrispondenti ai punti cardinali e un altro che li governa dal centro della Terra, nel precedente periodo Liang (502-557), il testo taoista "Taishang yuanyuan shenzhou jing" parla di sette dei a capo di un'armata di 250 mila spettri che colpivano l'umanità con i malanni più disparati.

In mezzo c'era stata la dinastia Sui, durante la quale i Wen Shen erano tornati cinque ma avevano conservato le loro prerogative militari, tanto che l'imperatore Wen, per placarli, decise di offrire loro il grado di generale, garantendo loro sacrifici il quinto giorno del quinto mese, purché risparmiassero il suo popolo. Per andare sul sicuro, potrebbe essere nondimeno sufficiente avere a portata di mano una mela selvatica, ancestrale talismano contro il flagello dei Wen Shen.