White Lies in concerto: reportage del live di Milano

Harry McVeigh sul palco del Summer Camp 2019 al Magnolia (Ph: Elena Di Vincenzo)

di Fabrizio Arnhold

Sono passati dieci anni dall’album di esordio, “To Lose My Life”, e tre dall’ultimo concerto milanese del trio londinese. I White Lies tornano in Italia, sul palco del Summer Camp 2019, al Circolo Magnolia di Segrate, alle porte di Milano. Atmosfere dark e sonorità new-wave in una calda serata di fine luglio.

Il gruppo

Five, il quinto album di Harry McVeigh (voce e chitarra) e soci (Charles Cave al basso e Jack Lawrence-Brown alla batteria, con il supporto nei concerti di Tommy Bowen alle tastiere) è meno cupo rispetto alle sonorità delle origini, ma ha momenti che rimandano indietro nel tempo, con sonorità tipicamente anni ’80. L’intro di Tokyo, l’ultimo singolo, pare quella della sigla di Stranger Things. Nel 2009 esce l’album di esordio, To Lose My Life, e il singolo con lo stesso nome schizza, in breve tempo, in vetta alle classifiche britanniche. Nel 2011 Ritual, due anni dopo Big TV. Nel 2016 tocca a Friends, Five è l’ultima fatica e il primo singolo, Time to Give apre il concerto al Magnolia.

(Ph: Elena Di Vincenzo)

Il live

Alle 22, in perfetto orario, i White Lies cominciano a suonare e proseguiranno per un’ora e mezza abbondante. Farewell to the Fairground e There Goes Our Love Again accendono i fan sotto al palco. La voce di Harry McVeigh, profonda e inconfondibile, nella prima parte del live non risalta come dovrebbe nel gioco di livelli audio, tra bassi e chitarre. Le suggestioni rimandano ai New Order, al lato oscuro dei tormenti giovanili, tra amori e inquietudini, ma si alternano a momenti di luce come nella recente Tokyo. Troppo scontato paragonare il timbro a quello di Tom Smith degli Editors, ma tant’è, come l’accostamento con Interpol e Foals. Il mood indie è quello e ci piace un sacco.

(Ph: Elena Di Vincenzo)

Il bis

Dopo To Lose My Life, la band torna sul palco per suonare Fire and Wings, altra traccia di Five. Ma si chiude con un regalo per i nostalgici. “È da tanto che non suoniamo questo pezzo”, confida al pubblico McVeigh e comincia a intonare The Price of Love, chicca per i fan della prima ora, ripescata dell’album di esordio. E per chiudere, Bigger Than Us, quella del video del cioccolato e del bambino e la ragazzina. Era il 2010 e allora i video ancora li guardavo, alla faccia dello streaming sullo smartphone. Praticamente dieci anni fa. Ma sembrava appunto ieri.