Wikileaks: Julian Assange all'udienza preliminare per la richiesta di estradizione

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"Resta forte Julian, stiamo combattendo per te. Non gli permetteremo di farti questo! Ricordalo! Resta forte, sarai libero!", ha gridato un uomo sconosciuto in mezzo a una folla di attivisti in direzione di Julian Assange. Il giornalista australiano era a bordo del van della polizia, che -dopo la sua audizione alla Westminster Magistrates Court- lo trasportava nuovamente nella sua cella, nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh, nel sud est di Londra, dove è segregato dall'aprile del 2019. In precedenza ha trascorso sette anni nell'ambasciata londinese dell'Ecuador, dove aveva chiesto asilo politico. 

Il fondatore di Wikileaks si è presentato ieri mattina alla prima udienza preliminare nella capitale britannica, per la richiesta di estradizione avanzata dagli Stati Uniti che, nel caso venga concessa, gli costerebbe 175 anni di carcere. Secondo i suoi difensori, Assange non ha avuto accesso neppure ai documenti che riguardano il procedimento che presenta 18 capi d'accusa e in tutto solo poche ora a disposizione per studiare la sua difesa coi legali.  

A rassicurare i suoi sostenitori l'aspetto esteriore del giornalista, complessivamente buono: Assange è apparso sbarbato e con i capelli in ordine. Diversi appelli di giornalisti e medici erano stati lanciati negli scorsi mesi per la sua liberazione, anche a causa del suo stato di salute fdefinito precario e preoccupante. 

Il giornalista è uno dei personaggi più controversi degli ultimi dieci anni: da alcuni è ritenuto un eroe che ha messo in gioco la sua libertà per avere reso pubblici migliaia di documenti riservati e segreti attraverso il sito Wikileaks, da lui stesso creato. Per altri invece è un pericoloso sovversivo, una spia che merita il carcere. Certo è che, quale che sia il futuro del giornalista, il suo destino rappresenta un caso emblematico della libertà di stampa nel XXI secolo.