Xi Jinping: politica delle sanzioni provoca sofferenze nel mondo

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Roma, 22 giu. (askanews) - Il presidente cinese Xi Jinping, aprendo oggi il summit dei paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina Sudafrica) che si tiene in forma virtuale, ha attaccato gli Stati uniti (pur senza citarli direttamente) sostenendo che la politicizzazione dell'economia, attraverso le sanzioni, provoca sofferenze in tutto il mondo.

"Politicizzare, strumentalizzare e trasformare in un'arma l'economia mondiale usando la posizione dominante nel sistema finanziario globale per imporre arrogantemente sanzioni finisce solo per colpire gli altri e se stessi, lasciando la gente nel mondo a soffrire", ha detto Xi - secondo quanto riporta l'agenzia di stampa ufficiale Xinhua - in un videomessaggio al BRICS Business Forum, che precede il summit tra i leader.

Venerdì saranno nella stessa stanza virtuale Xi, il presidente russo Vladimir Putin, il primo ministro indiano Narendra Modi, il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa e quello brasiliano Jair Bolsonaro.

La posizione internazionale su cui Xi sembra essersi attestato, dopo diversi mesi di guerra russo-ucraina, è quella della critica agli Stati uniti e sostanzialmente di comprensione nei confronti della Russia. "Coloro che sono ossessionati dalla una posizione di forza, dall'espandere la loro alleanza militare, dal cercare la sicurezza a spese degli altri, finiranno soltanto in un punto morto per quanto riguarda la sicurezza", ha detto e, anche in questo caso, pur non essendo esplicitamente citata, la Nato sembra essere la destinataria del messaggio del presidente cinese.

Questa solidarietà nei confronti della Russia, d'altronde, si è manifestata non solo con la mancata condanna in sede Onu dell'invasione dell'Ucraina, ma anche con un aumento consistente degli acquisti di petrolio e gas russo che contribuiscono ad alleggerire l'impatto del calo di forniture da Mosca al tradizionale cliente europeo.

Ma, più che il rapporto bilaterale, Xi sembra ragionare in termini più ampi. La sua esigenza sembra quella di creare un'alternativa al blocco occidentale. E, in una situazione parzialmente rovesciata rispetto al passato, il presidente cinese si propone come il campione del libero mercato, promotore dell'abbattimento delle barriere per il commercio, gli investimenti, i trasferimenti di tecnologie, il sostegno alle economie emergenti e in via di sviluppo perché possano assumere un loro ruolo nella governance economica globale.

In questo senso, la sede BRICS rappresenta il foro più importante per cercare di spingere su questa impostazione, che però rischia di rappresentare una spinta in avanti insostenibile per altri partner e, in particolare, per l'India di Modi.

Nuova Delhi ha mantenuto una posizione di difficile equilibrio tra gli Stati uniti e la Russia nella vicenda ucraina, non imponendo sanzioni contro Mosca (e accrescendo la quantità di petrolio e gas importato dalla Russia). Ma nello stesso tempo, è inquadrata in una serie di meccanismi geopolitici e di sicurezza con Washington e vede Pechino come un rivale regionale col quale, tra l'altro, ci sono dispute territoriali.

In tal senso, Modi si opporrà al piano cinese di rafforzare il ruolo del BRICS e al progetto di allargare il raggruppamento ad altri paesi, cercando di porre delle condizioni per le future adesioni.

Pechino intende espandere il BRICS (nato nel 2009 come BRIC), anche se in una recente riunione il ministro degli Esteri Wang Yi non ha precisato quali siano i nuovi membri che andrebbero inclusi.

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