Xi striglia il Politburo su biosicurezza e gestione dei laboratori a rischio

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Chinese President Xi Jinping sings the national anthem during a reception at the Great Hall of the People on the eve of China's National Day in Beijing on September 30, 2021. (Photo by GREG BAKER / AFP) (Photo by GREG BAKER/AFP via Getty Images) (Photo: GREG BAKER via Getty Images)
Chinese President Xi Jinping sings the national anthem during a reception at the Great Hall of the People on the eve of China's National Day in Beijing on September 30, 2021. (Photo by GREG BAKER / AFP) (Photo by GREG BAKER/AFP via Getty Images) (Photo: GREG BAKER via Getty Images)

La biosicurezza è una parte importante della sicurezza nazionale, ed è “una forza che influenza e può persino rimodellare il mondo”. Lo ha detto Xi Jinping in apertura degli incontri del Politburo, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa statale Xinhua. Il presidente cinese è intervenuto direttamente e personalmente sull’argomento più controverso per la Cina in questi ultimi tempi, e lo ha fatto con due modalità altamente significative: di fronte al principale organo politico del Partito Comunista Cinese, il Politburo appunto, e a ridosso di una data altamente significativa per la Cina, il National Day, ovvero la festa che ricorda la nascita della Repubblica Popolare Cinese, il primo ottobre 1949.

Ma non basta, perché Xi ha anche “strigliato” direttamente i laboratori cinesi che gestiscono agenti patogeni mortali, avvertendoli che, d’ora in poi, dovranno affrontare un esame più attento: “la Cina” ha detto “dovrà rafforzare la supervisione dei laboratori che trattano agenti patogeni pericolosi”. Un intervento a sorpresa su un tema caldissimo per la dirigenza cinese, anche se il presidente non ha fatto alcun cenno alle polemiche e alle accuse internazionali sulla possibile fuga del virus del Covid dal laboratorio di Wuhan. Ma certo, ascoltandolo nel dire che “la Cina deve aumentare la supervisione dei laboratori che gestiscono agenti patogeni pericolosi, compresi campioni sperimentali, animali e rifiuti” non sono pochi quelli che hanno letto nelle sue parole proprio un riferimento diretto alla spinosa questione dell’origine della pandemia che ha messo in ginocchio il mondo.

Xi ha affermato ancora che ”è necessario promuovere la tracciabilità dell’origine del nuovo coronavirus sulla base di principi scientifici e regole scientifiche”, e sebbene non abbia direttamente menzionato la controversa teoria della fuga da laboratorio, ha chiesto sistemi di allarme rapido più efficaci e veloci nel tracciamento e nell’individuazione precoce delle malattie infettive emergenti, nonché una migliore collaborazione internazionale sulla biosicurezza. Un monito diretto, insomma, rivolto però non soltanto ai suoi, ma a tutta la comunità internazionale, ad attivare sistemi efficaci di prevenzione per le possibili – anzi molto probabili, ormai lo abbiamo imparato tutti – future pandemie.

″È necessario rilevare e riconoscere rapidamente le malattie infettive e le epidemie appena emerse”, ha infatti detto ancora Xi di fronte ai vertici politici del Partito, ma anche “partecipare attivamente alla governance globale della biosicurezza, unire le forze con la comunità internazionale nel rispondere alle sfide sempre più gravi della biosicurezza e rafforzare la cooperazione e gli scambi bilaterali e multilaterali nella formulazione di politiche di valutazione del rischio, risposta alle emergenze, condivisione di informazioni e rafforzamento delle capacità di intervento”. Ma se le parole del leader cinese si sono accuratamente tenute alla larga da Wuhan e dal suo laboratorio, hanno invece chiamato in causa esplicitamente l’ipotesi - che resta sempre la più “gradita” per il governo cinese - dell’origine attraverso il “salto di specie”. Xi, infatti, ha anche chiesto alla dirigenza del PCC un approccio proattivo alla prevenzione della pandemia che “blocchi il percorso di trasmissione delle malattie zoonotiche alla fonte”.

Si è trattato della prima sessione di studio di gruppo del Politburo incentrata specificamente sulla biosicurezza, che ha evidenziato l’importanza che la leadership cinese ha attribuito alla questione fin dall’inizio della pandemia. La Cina, infatti, ha aggiornato regolamenti e norme sulla biosicurezza con un progetto di legge nel febbraio del 2020, quando ha introdotto una nuova legislazione sul tema. Una revisione voluta direttamente da Xi, alcune settimane dopo che l’epidemia a Wuhan è stata rilevata per la prima volta. La nuova legislazione, entrata in vigore nell’ottobre dell’anno scorso, ha anche imposto agli istituti di ricerca cinesi di studiare le carenze nella gestione dei rischi. Di nuovo una mezza ammissione sulle responsabilità cinesi più volte richiamate dalla comunità internazionale? Anche questa volta, In realtà non è così in quanto, anche se i commenti di Xi suggeriscono come la leadership cinese sia attenta ai rischi derivanti dagli incidenti di laboratorio, lo stesso presidente, nel suo intervento al Politburo, ha insistito sulla dimensione internazionale – esterna alla Cina – dei “rischi nella biosicurezza”, ribadendo che “al momento, le questioni di biosicurezza tradizionali e i nuovi rischi di biosicurezza sono sovrapposti l’uno all’altro, e le minacce biologiche dall’estero e i rischi biologici interni sono intrecciati tra di loro”, aggiungendo che Pechino parteciperà attivamente alla governance globale sul tema, e migliorerà la cooperazione bilaterale e multilaterale e gli scambi in campi come la formulazione delle politiche, la valutazione del rischio, la risposta alle emergenze, la condivisione delle informazioni. Il leader cinese ha concluso il suo discorso ricordando ai funzionari di partito e di governo che migliorare la biosicurezza del Paese è stato fin qui un “compito lungo e arduo”.

Più interessante ancora delle parole di Xi, forse, l’attenta lettura di un articolo pubblicato su Biosafety and Health , una rivista sponsorizzata dalla Chinese Medical Association, sottoposto a revisione paritaria, che ha concluso che “la consapevolezza della biosicurezza nel personale di laboratorio CDC (il Chinese Center for Disease Control and Prevention, ndr.) coinvolto nel rilevamento dei patogeni è bassa, in particolare la consapevolezza riguardo alla valutazione e al controllo del rischio”. Un riferimento diretto, dunque, e in qualche modo una evidente ammissione pubblica, in questo caso sì, che esistono forti carenze nella gestione dei patogeni altamente pericolosi da parte dei laboratori di massima sicurezza cinesi, anche se il CDC della provincia di Hubei (dove ha sede il laboratorio di Wuhan e dove, prima della pandemia, diversi laboratori della città stavano conducendo ricerche sui coronavirus dei pipistrelli, che appartengono alla stessa famiglia del Sars-CoV-2) non viene mai menzionato nello studio. Un evidente segno che l’altissima “sensibilità” del governo nei confronti di tutto ciò che riguarda la “questione Wuhan” non è mai venuta meno.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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