Xinjiang, H&M costretta per boicottaggio a chiudere alcuni negozi

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 29 mar. (askanews) - Alcuni dei negozi della multinazionale svedese dell'abbigliamento H&M hanno dovuto chiudere i battenti in Cina dopo la campagna di boicottaggio partita sui social media e sui media di stato contro diversi marchi che si rifiutano di utilizzare il cotone dello Xinjiang, la regione in cui vive la minoranza uigura, in seguito alle accuse arrivate da organizzazione di utilizzo del lavoro forzato.

Secondo quanto riferisce oggi Nikkei Asia, una persona di H&M Asia ha spiegato che alcuni dei negozi del gruppo in Cina sono stati chiusi. La testata ha poi effettuato telefonate agli outlet in Mongolia Interna e nella provincia di Shandong, ricevendo conferma della chiusura.

Media cinesi hano anche comunicato la chiusura di negozi a Heilongjiang e nel Jiangsu. Nella città di Dazhou, nel Sichuan, i cartelloini pubblicitari di H&M sono stati smantellati.

Il gruppo svedese ha in Cina una rete di 505 punti vendita e deve al mercato cinese il 5 per cento circa delle sue vendite nette.

Oltre a H&M diversi marchi dell'abbigliamento sportivo e casual sono stati colpiti dal boicottaggio per aver cessato di usare cotone dello Xinjiang per motivi etici. Tra questi Nike, Adidas, Burberry. I loro prodotti sono indisponibili sulle principali piattaforme e-commerce del paese.

La situazione è andata in ebollizione in particolare con l'aumento del livello dello scontro tra Usa e Unione europea, da un lato, e Cina dall'altro, con l'imposizione di sanzioni reciproche in relazione alle accuse di genocidio e utilizzo del lavoro forzato uiguro.