Xinjiang, Ue critica Cina: non ha favorito la visita Bachelet

Image from askanews web site
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Roma, 30 mag. (askanews) - L'Unione europea oggi ha espresso "dispiacere" per il fatto che la Cina non ha consentito un pieno accesso alle individui e gruppi perseguitati e ai centri di detenzione in Xinjiang all'Alta commissaria Onu per i diritti umani Michelle Bachelet nella sua visita per avere un'idea degli eventuali abusi dei diritti umani nei confronti della minoranza uiguro-musulmana della provincia cinese.

La portavoce del servizio affari esteri dell'Ue Nabila Massrali ha accusato Pechino di non aver collaborato a sufficienza con Bachelet. "Pur prendendo nota della natura non investigativa della visita, ci dispiace che l'alta commissaria abbia avuto accesso limitato a organizzazioni della società civile indipendente, difensori dei diritti umani e centri di detenzioni e che questo non le abbia consentito di valutare la reale dimensione dei campi di rieducazione politica in Xinjiang", ha detto Messrali.

"In questo spirito, l'Ue incoraggia l'Ufficiod ell'Alto commissario per i diritti umani a diffondere il già annunciaato rapporto di monitoraggio da remoto sullla situazione dei diritti umani in Xinjiang come materia di priorità", ha continuato la portavoce Ue.

Pechino, dal canto suo, ha parlato della visita di Bachelet di sei giorni nella provincia occidentale. "I paesi occidentali, non avendo ulteriori motivi, hanno fatto di tutto per ridimensionare e bloccare la visita dell'Alta commissaria. La loro trama non ha avuto successo", ha detto sabato il viceministro degli esteri cinese Ma Zhaoxu.

La visita di Bachelet è stata la prima di un alto commissario per i diritti umani nella provincia dal 2005. Viene dopo una lunga trattativa e dopo accuse piovute su Pechino dagli Usa e da altri paesi occidentali sul rispetto dei diritti umani nella provincia. Secondo organizzazioni internazionali, circa un milione di uiguri sono detenuti in centri che Pechino definisce vocazionali. Inoltre ci sono accuse di violenze, sterilizzazioni forzate, lavoro obbligato.

Pechino, dal canto suo, respinge ogni accusa e sostiene che i centri vocazionali sono delle strutture pensate per prevenire la diffusione nella popolazione della provincia di idee estremistiche e del terrorismo.

Durante la visita, Bachelet ha potuto avere anche un colloquio col presidente cinese Xi Jinping.

Sabato, parlando a Guangzhou, Bachelet ha dato atto di avero potuto vi sitare una prigione e uno dei centri, ma ha lamentato di non aver avuto accesso "su vasta scala" ai "centri di addestramento e educazione vocazionale".

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