XXXVII edizione di Bolzano Danza riparte dal Lago dei Cigni

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Dopo l’esperienza singolare di Eden nell’estate 2020, progetto premiato per originalità dalla critica italiana con il Premio D&D, il Festival Bolzano Danza 2021 si riappropria della sua tradizionale struttura ed essenza ripartendo dagli archetipi. Con il titolo Swan, simbolo per antonomasia del balletto, si identifica un’edizione incentrata sulle riscritture dei classici del repertorio ballettistico e musicale degli ultimi tre secoli.

In programma dal 16 al 30 luglio nelle sale del Teatro Comunale di Bolzano e in diversi luoghi della città e nei dintorni, la XXXVII edizione del Festival Bolzano Danza si presenta come un variegato mosaico di capolavori del repertorio ballettistico e musicale a partire da Il Lago dei cigni, La Morte del cigno, Giselle, La Sagra della primavera, il Requiem mozartiano ad opera di coreografi di punta della scena internazionale ma anche di giovani leve italiane. In totale 29 appuntamenti di cui 5 prime assolute, 10 prime nazionali e 4 coproduzioni del Festival.

"Swan - spiega il direttore artistico Emanuele Masi - è un festival di riletture e di ridefinizioni. L’apertura con la nostra ‘compagnia associata’ Gauthier Dance di Stoccarda ci porta da subito nel vivo delle tematiche messe in campo quest’anno con quattro riscritture contemporanee del Lago dei cigni. Pilastri di questa edizione sono poi le commissioni originali dei remakes de La morte del cigno di Mikhail Fokin e Camille Saint-Saëns e il ritorno di artisti ‘amici’ come Olivier Dubois e Alessandro Sciarroni, nonché la presenza di opere di due ‘maestre’ come Maguy Marin e Lucinda Childs".

"Peculiare, essendo il Festival costola della Fondazione Haydn, il rapporto con la musica dal vivo, sfociato nella coproduzione Requiem (Sià Karà) - ha aggiunto Masi- un lavoro che unisce l’estro del coreografo franco-tunisino Radhouane El Meddeb al compositore associato della Haydn Matteo Franceschini. Una riscrittura del Requiem mozartiano per dieci danzatori della cubana MiCompañia, una quarantina di elementi dell’Orchestra Haydn e live electronics".

Inaugurazione, dunque, il 16 luglio nella Sala Grande del Teatro Comunale con la prima nazionale di Swan Lakes con la Gauthier Dance di Stoccarda. Quattro diverse riletture in chiave contemporanea del balletto dei balletti, affrontato con assoluta libertà espressiva a partire dalle tematiche messe in campo dall’archetipo di Petipa-Cajkovskij a firma dell’israeliano Hofesh Shechter (Swan Cake), della canadese Marie Chouinard (Le chant du cygne: le Lac), dello spagnolo Cayetano Soto (titolo in definizione) e del tedesco Marco Goecke (Shara Nu).

Scandisce l’intera durata del festival il progetto di commissioni originali The Dying Swan, una serie di rivisitazioni del celebre ed iconico assolo La morte del cigno di Mikhail Fokin su musica di Camille Saint-Saëns (di cui ricorrono i 100 anni dalla morte), creato per Anna Pavlova nel 1907. Hanno ripensato il titolo Kor’sia, Radhouane El Meddeb, Club Guy & Roni, Olivier Dubois, Camilla Monga, Chiara Bersani, Silvia Gribaudi a cui si aggiungono i 16 diversi assoli, live e digital, di The Dying Swans Project della Gauthier Dance presentanti in parte in Teatro nella serata denominata The Dying Swans Live Experience (Studio, 17 luglio) e in parte sui monitor allestiti nel quartiere Don Bosco di Bolzano per U-Game/Dying Swans (1-31 luglio).

Artisti ‘amici’ di Bolzano Danza saranno protagonisti con nuovi lavori e brani cult. Ecco dunque l’articolata presenza di Olivier Dubois, il ritorno di Alessandro Sciarroni con due distinti lavori, di Lali Ayguadé e di Mattia Russo e Antonio de Rosa, ovvero Kor’sia. A loro si deve la nuova Giselle nata a Madrid nel 2020 coprodotta da Bolzano Danza che proietta la vicenda della contadinella impazzita per amore ai giorni nostri. Relazioni liquide e mediate dalla tecnologia fanno temere che l’amore puro di Giselle non possa più esistere ai nostri tempo. Sarà così? (Teatro Comunale, 18 luglio, prima nazionale).

Il 20 luglio un altro debutto italiano. Come Out, la pungente creazione di Olivier Dubois per il Ballet de Lorraine sull’omonima partitura di Steve Reich rimaneggiata da François Caffenne. Un’abbagliante coreografia di massa, che è atto di resistenza alla vita e alle sue deviazioni, avvolta nel colore rosa (Teatro Comunale). Olivier Dubois sarà inoltre interprete del suo provocatorio duetto performativo Prêt à baiser sulla Sagra della primavera di Stravinsky nell’anno in cui ricorrono i cinquant’anni dalla morte del compositore (Fondazione Antonio Dalle Nogare, 21 luglio) nonché autore e interprete di una sua Morte del cigno dal titolo Swan Blast in prima assoluta al Festival (Studio, 20 luglio).

La tradizione coreografica si perpetua anche nel lavoro ormai blockbuster di Alessandro Sciarroni Folk-s, riappropriazione in chiave performativa-contemporanea dello Schuhplattler, il ballo tradizionale tirolese. Già presentato al Festival 5 anni fa come site specific a Museion, lo spettacolo sarà ora ospitato nella Sala Grande del Teatro Comunale (24 luglio). Inoltre il Leone d’Oro 2019 della Biennale di Venezia è autore dell’ipnotico Dialogo Terzo: In a landscape per CollettivO CineticO sull’omonima partitura di John Cage. Un gioco di crescendo e dissolvenze con l’hula hoop dal sapore meditativo accolto nella suggestiva cornice della terrazza della Cantina Kettmair di Caldaro, con vista sui vigneti (17 luglio).

Di ritorno si tratta anche per l’artista di punta della scena catalana Lali Ayguadé, al Festival con la sua ultima creazione Hidden, coprodotta da Bolzano Danza con TemporadaAlta di Barcellona. Parte conclusiva della trilogia sull’identità di cui Bolzano ha ospitato tutte le tappe, Hidden mostra attraverso il teatrodanza pregnante e dinamico caratteristico della coreografa l’inconscio, e come il presente sia influenzato dal passato (Studio, 26 luglio).

Coreografa di riferimento del panorama europeo e mondiale da oltre quarant’anni Maguy Marin è protagonista al Festival nel riallestimento del suo storico Duo d’Eden a opera dell’italiana MM Contemporary Dance Company di Michele Merola, un passo a due sospeso di rara bellezza che vede mescolarsi uno nell’altro i corpi dei due interpreti (Teatro Studio, 18 luglio).

Altra icona del secondo Novecento, Lucinda Childs, è presente al Festival con Tempo Vicino, creazione del 2009 per il Ballet de Marseille ora ripreso dalla compagnia con un nuovo cast e presentato nell’ambito della serata plurale Childs/Carvalhho/Lasseindra/Doherty commissionata alla compagnia dal Théâtre de la Ville e dal Théâtre du Châtelet in prima nazionale a Bolzano Danza. Qui la fondatrice del postmodern Lucinda Childs si unisce alla stella nascente irlandese Oona Doherty, Leone d’Argento alla Biennale di Venezia 2021, all’icona queer del voguing francese Lasseindra Ninja e all’universo pittorico dell’artista portoghese Tania Carvalho (Teatro Comunale, 22 luglio).

Caposaldo della letteratura musicale, il Requiem di Wolfang Amadeus Mozart trova nuova linfa nella riscrittura per orchestra e live electronics dell’Associated Artist della Fondazione Haydn Matteo Franceschini per una creazione globale in prima assoluta al Festival che coinvolge il coreografo franco-tunisino Radhouane El Meddeb, la cubana Micompañia, l’Orchestra Haydn guidata dalla bacchetta del Maestro Jean Deroyer e un gruppo di amatori del territorio (Teatro Comunale, 28 luglio).

Rimanda al passato e a un one-man-show d’eccezione Best Regards di Marco D’Agostin, un assolo che è una lettera danzata d’addio e di riconoscenza per l’istrione della scena, fondatore dei DV8, Nigel Charnock scomparso prematuramente nell’agosto del 2012 (Studio, 29 luglio). Per la prima volta al Festival, Club Guy & Roni, gruppo olandese che ha fatto dell’interdisciplinarietà la propria traccia e di una fisicità libera e violenta un linguaggio distintivo, sarà al Festival con il lavoro Tetris_mon amour dove la musica elettronica ad alti decibel incontra la passione per il video game Tetris che ha segnato diverse generazioni e naturalmente la coreografa Roni Haver (Teatro Comunale, 30 luglio).

Il Club coinvolgerà poi il pubblico del festival con Swan Lake The Game (Parco dei Cappuccini, 20 luglio), un gioco in cui ciascun spettatore contribuirà alla scelta del finale del Lago dei cigni. Portando il pubblico su una piattaforma virtuale, Hotel Nite, ogni spettatore (graficamente una libellula) attraverso device sceglie e influenza la visione collettiva. Costruendo una propria narrazione, l’utente individua una storia da seguire al termine della quale, rispondendo a delle domande, farà delle scelte che influenzeranno la visione generale: chi sarà il cigno nero? Come finirà la storia? Per la prima volta a Bolzano Danza sarà possibile sperimentare il Game in un formato cinema sotto le stelle con la possibilità di votare dal proprio cellulare e a maggioranza scegliere gli snodi cruciali di questo Swan Lake fuori dagli schemi.

Due artisti in affermazione, l’israeliano Shahar Binyamini e lo spagnolo Jacob Gomez, portano al Festival l’esito della loro ricerca più attuale. Binyamini, cresciuto con Batsheva, firma il duetto Evolve per due straordinari interpreti nato da una ricerca sul concetto di crescita, in senso artistico e scientifico (Teatro Studio, 19 luglio), mentre Jocob Gomez, partendo dalla sua autobiografia - ha cinque sorelle - appronta un quintetto femminile dal titolo Meohadim, dove movimento, canto e recitazione raccontano contraddizioni e similitudini di vita (Studio, 23 luglio).

Al Parco delle Semirurali, va in scena il divertente Graces di Silvia Gribaudi, spettacolo vincitore del Premio Danza&Danza "miglior produzione italiana 2019" Le tre Grazie del Canova, qui declinate al maschile, dispiegano un’indagine sulla bellezza. "Se nella classicità - si domanda Gribaudi - la bellezza era armonia delle forme, nella nostra quotidianità dove ritroviamo questa armonia?" (27 luglio). L’autrice torinese presenta inoltre al Festival la sua versione della Morte del cigno, Peso Piuma (26 luglio, Parco dei Cappuccini) preceduto il 23 e 24 luglio (Centro Trevi) dall’installazione esperienziale SWAN-VR moving bodies.

Per il tradizionale appuntamento a Museion, che suggella la felice collaborazione tra il Festival e la prestigiosa istituzione cittadina dedicata all’arte contemporanea, è stata invitata la performance Untitled 2021 di Maria Hassabi, artista cipriota, attiva a New York, artefice di una pratica coreografica basata sulla posa scultorea e la dilatazione temporale inserita nell’ambito della personale di Jimmy Robert, artista che si è sovente riferito alla danza sia nelle sue performance, sia nelle sue opere verbo-visuali. In mostra a Museion ci saranno tra gli altri il suo Plié del 2020 e Veneer riferito al celeberrimo Trio A di Yvonne Rainer (Museion, 28 luglio).

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