Yara Gambirasio: la corte d'Assise nega alla difesa di Bossetti l'accesso ai reperti

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Massimo Bossetti
Massimo Bossetti

La difesa di Massimo Bossetti non potrà esaminare i reperti utilizzati per dimostrare che il muratore di Mapello è l'assassino della piccola Yara Gambirasio, uccisa a Brembate, in provincia di Bergamo, il 26 novembre del 2010. Per il delitto, Bossetti è stato condannato definitivamente all'ergastolo, ma si è sempre professato innocente e sperava, riesaminando i reperti, di smontare l'accusa contro di lui, basata prevalentemente su un test del dna.

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Infatti, secondo quando ricostruito dall'accusa, l'assassino di Yara, che aveva solo 13 anni e sparì all'uscita dalla palestra che frequentava, avrebbe lasciato il suo Dna sulle mutandine della ragazzina. Da queste tracce gli inquirenti erano risaliti al dna di Ignoto1. Il confronto tra il dna di Bossetti e quello di Ignoto1 aveva dato un esito positivo quasi al 100 per cento. Eppure Bossetti non ci sta. Dal carcere, nonostante la condanna, continua a urlare la sua innocenza. I suoi legali erano riusciti a ottenere dalla Corte di Cassazione di poter esaminare i reperti e ripetere il test del dna. Ma non hanno finora avuto accesso ai campioni biologici. 

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Ora i giudici della Corte d'assise di Bergamo hanno rigettato la richiesta dei difensori di Massimo Bossetti di aver accesso ai reperti. Non solo: i giudici hanno deciso che i difensori non potranno nemmeno effettuarne la ricognizione. La difesa aveva avanzato l'istanza in vista di una possibile revisione della sentenza, ma la Procura che aveva condotto l'inchiesta si è opposta. 

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I giudici hanno disposto, come chiesto in aula dal procuratore Antonio Chiappani, la trasmissione degli atti alla Procura di Venezia per le "opportune valutazioni". Il magistrato, il 19 maggio, aveva denunciato presunte scorrettezze dei difensori e sarà ora compito dei magistrati veneziani, competenti a indagare sui colleghi del distretto di Corte d'appello di Brescia, valutare eventuali ipotesi di reato ai loro danni.

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