Zagrebelsky: "Ho scoperto la sardina che è in me"

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"Questo invito mi ha fatto scoprire la sardina che è in me e in tutti noi, anche quelli che non lo sanno". Così il giurista Gustavo Zagrebelsky ha aperto il suo intervento all’incontro delle Sardine torinesi riunite al teatro Erba. "Forse il nostro compito - ha aggiunto - è quello di risvegliare tutte le sardine che come me non sapevano di esserlo. Uno  dei compiti delle sardine dovrebbe essere quello di far scoprire in tutti le sardine  nascoste, renderli consapevoli". 

"Mi auguro -ha evidenziato- che le sardine non sentano il richiamo partitico, questo mi sembra da escludere oggi, ma il rischio sta nel fatto che questi movimenti si corrompono, si spengono, abbiamo avuto vari esempi. Quando qualche esponente di questi movimenti pensa di candidarsi alle elezioni, quello è il momento in cui si perde la propria identità". 

"Tutti noi siamo stati colpiti da questo fenomeno imprevisto", ha proseguito auspicando che "questo movimento crei consapevolezza, una consapevolezza civica, civile, da cittadini, poi ciascuna sardina si orienterà poi come riterrà di fare se i partiti pensano di attrarre, di fare di questo movimento una sorta di costola del proprio partito, secondo me in questo c'è un pericolo, il pericolo della perdita di identità e di rilievo civile". 

"Un movimento di questo genere ha bisogno di avere dei punti di riferimento ideali, dal basso. Per avere poi una influenza occorre che ci si strutturi in qualche modo, per essere presenti nei tanti luoghi dove si forma o si deforma l'opinione pubblica, il tessuto civile, a cominciare dalla scuola, dai rapporti familiari e sociali di ogni genere c'è bisogno di una fase di bonifica sociale, prima che politica".