Zahra Ahmadi: "Le donne afghane si sentono impotenti e pensano a suicidio"

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Afghan activist Zahra Ahmadi arrives to collect the recognition awarded by the Giuseppe Valentino Foundation and Culturae Italia as part of the 42nd edition of the Ischia Journalism Award on the island of Ischia (Naples), Italy, 4 September 2021.
  Zahra Ahmadi, 32, Afghan entrepreneur and activist who managed to escape from Kabul: tonight she will receive a recognition for the fight in favor of human rights as part of the 42nd edition of the Ischia International Journalism Award.
 ANSA / CIRO FUSCO (Photo: CIRO FUSCOANSA)
Afghan activist Zahra Ahmadi arrives to collect the recognition awarded by the Giuseppe Valentino Foundation and Culturae Italia as part of the 42nd edition of the Ischia Journalism Award on the island of Ischia (Naples), Italy, 4 September 2021. Zahra Ahmadi, 32, Afghan entrepreneur and activist who managed to escape from Kabul: tonight she will receive a recognition for the fight in favor of human rights as part of the 42nd edition of the Ischia International Journalism Award. ANSA / CIRO FUSCO (Photo: CIRO FUSCOANSA)

“Per le donne dell’Afghanistan impegnate nella lotta per i diritti civili la cosa peggiore adesso è la morte della speranza. In questi giorni quando riesco a parlare con alcune di loro percepisco forte il sentimento di impotenza e rassegnazione ed in qualche caso mi confessano apertamente di pensare al suicidio”. Sono le drammatiche parole affidate all’ANSA da Zahra Ahmadi, 32 anni, imprenditrice ed attivista afghana riuscita a fuggire da Kabul: stasera riceverà un riconoscimento per la lotta a favore dei diritti umani nell’ambito della 42esima edizione del Premio Ischia Internazionale di Giornalismo.

Zahra lo scorso 14 agosto aveva partecipato ad una manifestazione di protesta contro l’avanzata dei talebani ma subito dopo l’ingresso dei miliziani a Kabul si era dovuta nascondere in un appartamento ed è riuscita a salvarsi solo grazie al ponte aereo organizzato dalla Farnesina con l’Aeronautica Militare.
“Quando ormai non avevo più speranze il console italiano in Afghanistan (Tommaso Claudi, ndr) e mio fratello Hamed mi hanno contattato e sono riuscita a lasciare il mio paese ed a salvarmi la vita. Ma sono angosciata per chi è rimasto. Se arriviamo ad essere prigioniere a casa nostra, se le mura delle nostre abitazioni diventano una gabbia questo per noi è inaccettabile e non possiamo pensare ad un futuro così, senza la libertà che avevamo. Meglio suicidarsi allora che restare in queste condizioni”, dice Zahra.

Le manifestazioni delle donne a Kabul fermate con gas lacrimogeni

Un gruppo di donne e attiviste afgane è sceso nuovamente nelle strade di Kabul per chiedere l’inclusione nel futuro governo dei talebani e il rispetto dei propri diritti. La manifestazione nella capitale afghana è avvenuta dopo che sullo stesso tema si erano già registrate proteste nella città di Herat e nella stessa Kabul, mentre gli insorti continuano a lavorare alla formazione del loro esecutivo, nel quale però, hanno anticipato, le donne “non potranno” avere ruoli di rilievo.

In questa occasione la manifestazione si è conclusa con una serie di scontri, dopo che i talebani hanno fatto ricorso ai gas lacrimogeni per impedire l’avanzata del corteo di donne, secondo quanto riferisce l’emittente afghana Tolo News.

Donne e attiviste hanno insistito sul fatto che il loro ruolo nel nuovo governo dovrà essere significativo. I talebani hanno promesso che le donne non perderanno i lor diritti, o almeno non regrediranno all’irrilevanza che avevano nel 2001, durante la precedente esperienza del cosiddetto Emirato Islamico. Tuttavia, gli insorti hanno chiarito che la sharia, legge islamica, sarà una ‘linea rossa’ dalla quale non intendono allontanarsi. Anche la comunità internazionale, guidata dalle Nazioni Unite, ha chiesto il rispetto dei diritti delle donne. La direttrice esecutiva delle Nazioni Unite per le donne Pramila Patten ha avvertito questa settimana che l’incorporazione delle donne nella futura amministrazione sarà una “cartina di tornasole” per verificare il vero impegno dei talebani per i diritti e le libertà.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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