Zaia, De Luca e Toti. La seconda ondata destabilizza i governatori del Covid

Stefano Baldolini
·Ufficio centrale HuffPost
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Zaia, De Luca e Toti (Photo: Agf)
Zaia, De Luca e Toti (Photo: Agf)

Li avevano chiamati i governatori del Covid, con modalità diverse ma tutti lestissimi a gestire l’emergenza della prima ondata. Ma oggi che c’è da dare un senso alla seconda, Luca Zaia, Giovanni Toti e Vincenzo De Luca, sono effettivamente in difficoltà.

Non sono i soli, sia chiaro, in quanto a contagi, lockdown mirati ed eventuali coprifuochi, Lombardia, Lazio e Piemonte se la battono con Veneto, Liguria e Campania. Però osservare i tre ex trionfanti - anche delle recenti elezioni - andare in difficoltà, cambiare natura, toni e decisioni, dà una misura dell’impatto vertiginoso del virus sulla politica.

Così da oggi con l’impennata nel Veneto sarà tutto più difficile per il Doge Zaia, compreso non ammettere i meriti del rinnegato Crisanti e del suo modello Vo’. Come, dopo il riuscito drenaggio dei contagi della prima ondata, i relativi ottimismi e la perseverante “Liguria non si ferma” di qualche giorno fa, per il presidente Toti sarà impossibile non fare i conti con il suo focolaio di pertinenza e non annullare un po’ tutto. Infine lo sceriffo per eccellenza, don Vicenzo, passato dal folclore del finto lanciafiamme, con l’intero Paese chiuso, alla richiesta dell‘esercito reale per salvare la Campania, ora che il virus è arrivato davvero.

Virus che, ormai l’abbiamo drammaticamente capito, non risparmia nessuno, e specialmente sul territorio non permette di vivere di rendita, tantomeno politica. Cosa che a dirla tutto, avevano capito anche i tre governatori del Covid, non a caso in prima linea quando si trattava di non rinviare all’autunno le (ri)elezioni regionali.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.