Zaia replica a Beretta su liquidazione di Veneto Banca

Cro/Ska

Roma, 28 lug. (askanews) - "In una intervista a un giornale veneto, l'ex sottosegretario all'Economia, Pier Paolo Baretta, lancia dure accuse contro di me ritenendomi coinvolto ("Veneto Banca affossata da Zaia", "Per cinici motivi elettorali era stato proprio lui a invitare gli Imprenditori e i veneti a non partecipare all'aumento di capitale", ("Lui sì ha contribuito a farla crollare") nella liquidazione di Veneto Banca". Lo afferma in una nota il presidente della Regione Veneto Luca Zaia.

"Da un punto di vista personale trovo la sua uscita penosa, perché il sottoscritto non ha mai agito in questo modo nei confronti del signor Baretta e di nessun altro, anche in situazioni di polemica aperta e accesa".

"Da un punto di vista etico, lo trovo privo di pietà perché Baretta, uomo proveniente dell'associazionismo e dal solidarismo cattolico, rivanga, dopo anni e per pura speculazione politica (lui sì), una storia inverosimile, senza alcun rispetto per famiglie, vite, morti e drammi sociali che i nostri territori vivono ancora".

"Dal punto di vista di ex rappresentante di un importante corpo intermedio come la Cisl lo trovo singolare e disarmante, perché il signor Baretta offende e attribuisce una patente di ottusità e modestia strategica a tutti gli imprenditori veneti, alle associazioni di categoria e ai loro vertici, affermando che non sarebbero stati in grado di decidere autonomamente se partecipare a decisioni fondamentali per il destino di una importante banca del territorio".

"Da un punto di vista politico, mi limito a constatare che da un uomo delle istituzioni (parlamentare ed ex sottosegretario) era lecito attendersi una diversa statura. Una domanda sorge comunque spontanea: qual è un esempio, uno soltanto, di salvataggio di successo di banche gestito dal Governo Renzi? Una serie continua di disastri con soldi pubblici e dei fondi di garanzia dove, in nessun caso si sono salvati i soldi dei risparmiatori e, nel migliore dei casi, non si è risolto nulla perpetuando costosissime agonie".

"Da un punto di vista tecnico sottolineo che Carige e MPS di aumenti di capitale ne hanno fatti quanti se n'è voluti e li hanno bruciati ogni volta in poche settimane. Oppure ai 150 milioni di aumento di CariFerrara, raccolti tra i risparmiatori tenendo aperto gli sportelli anche al sabato, con la banca commissariata qualche giorno - ripeto: giorno - dopo. E poi: quale aumento di capitale intende il signor Baretta? 36 euro dell'ultimo prezzo emissione, 7 euro del recesso o 10 centesimi dell' aumento di capitale sottoscritto da Atlante? Comunque ricordo che l' aumento di capitale di cui parla Baretta fu fatto da Atlante e bruciato nel giro di qualche settimana".

"Dal punto di vista del diritto di recesso, è bene ricordare che le banche popolari, che esistevano in quella forma dai tempi in cui il Veneto fu annesso all' Italia, hanno subito, ad opera del governo Renzi, una radicale ed epocale riforma: società per azioni anziché cooperative. Ai soci non fu data la possibilità di recedere: in nessuna banca oggetto della riforma i soci che non volevano la trasformazione hanno ricevuto un euro per il recesso. E' dovuta intervenire la Corte Costituzionale a spiegare che i soldi ai risparmiatori dovranno invece essere restituiti. Se il recesso fosse stato applicato a Veneto Banca i soci recedenti avrebbero ricevuto 7 euro per azione. Si noti bene: 7 euro, un valore comunque ridicolo rispetto al valore a cui le azioni, soltanto pochi mesi prima, erano state vendute con l' aumento di capitale a migliaia di risparmiatori. Molto di più, tuttavia, del nulla che è rimasto alla fine. La riforma è stata così mal concepita e realizzata che le due banche che hanno resistito sono ancora cooperative: Popolare di Sondrio e Popolare di Bari".

"Bravi magistrati stanno scandendo finalmente le tappe di una vicenda che non ha bisogno delle ricostruzioni del signor Baretta. Lasciamo fare a loro... Se il signor Baretta sa qualcosa di ignoto, si rivolga ai giudici e chieda di incontrarli".