Zaki, Di Maio: "Grande preoccupazione per altri 45 giorni detenzione"

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"Il governo manifesta grande preoccupazione, soprattutto a seguito della decisione da parte della autorità egiziane di rinnovare nuovamente la carcerazione preventiva per altri 45 giorni". Lo ha detto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, rispondendo ad una domanda, durante il question time oggi alla Camera, sul caso di Patrick Zaki, il ricercatore egiziano dell’Università di Bologna arrestato all’aeroporto del Cairo il 7 febbraio di quest’anno. 

"A tal proposito, continuiamo dunque a mantenere alta l’attenzione sulla vicenda - ha proseguito il ministro - Grazie all’operato della nostra Ambasciata, monitoriamo costantemente l’evolversi della situazione sia in via bilaterale, sia in coordinamento con i nostri partner internazionali, anzitutto europei".  

Il ministro ha ricordato come "su mia indicazione, la nostra Ambasciata a Il Cairo, appena è giunta notizia dell’arresto, si è immediatamente attivata per attirare l’attenzione delle autorità locali sulla vicenda dello studente". "Un rappresentante della nostra Ambasciata ha poi preso parte a tutte le udienze svoltesi in seguito - ha concluso - almeno finché l’emergenza sanitaria non lo ha reso impossibile, considerate le restrizioni all’accesso alle aule di giustizia adottate dalle autorità egiziane".  

Nella sua risposta, Di Maio ha ricordato come l'azione intrapresa da importanti Paesi che, come il nostro, attribuiscono rilevanza prioritaria alla tutela dei diritti umani. "Anche in sede di Unione europea - ha continuato - è stata richiamata l'attenzione sulle precarie condizioni dei detenuti nelle carceri egiziane, con esplicita menzione del caso Zaki sulla base di una proposta dell'Italia". "In tutto questo tempo la nostra Ambasciata al Cairo si è mantenuta in costante contatto con l'Organizzazione non governativa che segue il caso, con il team difensivo e con la famiglia di Patrick - ha aggiunto - Continueremo ad attribuire forte priorità al caso di Patrick Zaki, soprattutto con riferimento alle sue condizioni detentive e all'esigenza di assicurare un iter processuale rapido, in vista di un auspicabile rilascio".  

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