Zangrillo: "Quando ho detto che il virus fosse clinicamente morto ho fotografato la realtà"

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Covid clinicamente morto Zangrillo
Covid clinicamente morto Zangrillo

E’ passato un anno dal 31 maggio 2020, data in cui il direttore della Terapia Intensiva del San Raffaele Alberto Zangrillo aveva diciarato che il Covid fosse clinicamente morto. A 365 giorni esatti da quell’affermazione, il diretto interessato ha ribadito quanto affermato all’epoca :”Io non mi pento di quanto ho detto un anno fa. Io ho semplicemente fotografato la realtà“.

Covid clinicamente morto: parla Zangrillo

Intervenuto nel corso della trasmissione L’aria che tira in onda su La7, l’esperto ha sottolineato che quella frase è stata oggetto di “miserabili speculazioni da parte di tristi personaggi in quotidiana e affannosa ricerca della ribalta mediatica“. La sua dichiarazione aveva infatti scatenato numerose polemiche con diversi esperti, da Crisanti a Galli, che sostenevano convintamente il contrario e accusavano Zangrillo.

Quel che accade oggi, ha continuato quest’ultimo, è esattamente quello che è accaduto un anno fa con una differenza fondamentale che consiste nei vaccini. “Però non dobbiamo dimenticarsi una cosa fondamentale: la cura, che deve partire innanzitutto dal territorio e non dagli ospedali perché se ci chiudiamo nel fortino dell’ospedale abbiamo perso in partenza“, ha aggiunto.

Covid clinicamente morto: Zangrillo un anno dopo

Il 20 aprile” dell’anno scorso Zangrillo affermò che avremmo dovuto imparare a convivere con il virus. A distanza di oltre un anno la sua convinzione rimane la stessa, perché al momento non è noto quanto i vaccini ci tuteleranno. Siccome i virus circolano, è dunque necessario identificarli nelle persone e curare i pazienti tempestivamente. “Resto ottimista se diamo spazio alle misure che hanno reso grandioso il nostro sistema sanitario nel mondo“, ha sottolineato rimarcando come l’Italia si sia fatta del male da sola dipingendo un numero di morti superiore a quello di altri paesi che hanno semplicemente contato in modo diverso.

Covid clinicamente morto, Zangrillo: “Impariamo a convivere col virus”

Zangrillo si è infine espresso sull’utilizzo delle mascherine. “Quando sono in montagna, su un sentiero in mezzo ai boschi, e vedo una persona con la mascherina penso che quella persona abbia una patologia psichiatrica“, ha affermato. Convivere col virus, ha aggiunto, significa infatti avere rispetto e responsabilità nei confronti degli altri, ma vuol anche non essere terrorizzati senza motivo.

La mascherina, ha spiegato, va messa al lavoro e quando si entra in un luogo pubblico, “ma se vedo una persona da sola sul Lungo Tevere alle 6 del mattino mi viene da dire: ‘poverina’“.

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