Zao, l’app che sostituisce il volto delle persone nei film

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Si chiamano deepfake, e sono quei video in cui algoritmi di intelligenza artificiale applicano volti noti su corpi di altre persone. L’obiettivo è preoccupante: poter attribuire loro parole e comportamenti che ne screditino la reputazione. L’evoluzione della tecnologia, come è sua prassi, rende di giorno in giorno sempre più facile cose prima riservate ad esperti; così, ecco nascere app che facilitano questi “scambi di persona”.

Una di esse si chiama Zao, e sta impazzando in Cina. Qui l’intento, se non altro, è molto meno dannoso: si tratta infatti di applicare il proprio volto o quello degli amici sul corpo di attori e attrici famose. Partendo da una propria foto, Zao colloca il volto - addattandolo nel modo più preciso possibile - sul corpo dell’attore. Il risultato è di diventare per qualche minuto il protagonista di Titanic o di Game of Thrones, per citare due delle produzioni per le quali sono programmati gli algoritmi dell’app.

Ciò spiega il motivo per cui Zao è tra le app più scaricate del momento, ma allo stesso tempo motiva l’emergere di dubbi importanti sul suo utilizzo, e in particolare sulle conseguenze per la tutela della privacy degli utenti. Si ripropone, insomma, lo stesso dilemma sorto qualche settimana fa, quando impazzava la mania di vedersi invecchiati grazie all’elaborazione consentita da FaceApp. Nei termini d'uso originali, Zao riservava a se stessa un diritto di utilizzo totale delle immagini acquisite. Ciò ha scatenato le proteste degli utenti, e ora quei termini d’uso sembrano essere meno esclusivi. Tuttavia due social network cinesi piuttosto noto, WeChat e Weibo, hanno bloccato il caricamento sui propri server dei contenuti provenienti dall'app.

Poi c’è un’altra questione ancor più delicata, e cioè: cosa possono fare gli utenti di Zao con le foto di altre persone utilizzate senza il permesso di queste ultime? La domanda sorge sempre leggendo i termini d’uso dell’app, che spostano la responsabilità per questa condotta sul capo degli utenti stessi. Per la prima volta, infatti, il processo automatizzato viene messo nelle mani degli utenti. Questi, è vero, operano entro i precisi confini dettati dalla notorietà delle clip, sicché se l’utente A usa la foto dell’utente B per sostituirlo a Leonardo DiCaprio il danno è pressoché inesistente. Ma i timori per uno sviluppo che oltrepassi quei confini, lasciando mano libera su ciò che è possibile fare con i volti degli altri, sono piuttosto fondati.