"Zinco e vitamina C". La deriva delle bolle social dove la cura contro covid la danno sconosciuti senza titolo

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hp (Photo: HPOST03)
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“Ho 60 anni e vi scrivo da Trieste, perché ho contratto il covid. Domattina contatterò il mio medico che presumo applicherà le linee guida. Ignoro tuttavia se mi consiglierà dei farmaci adeguati oppure la formula ‘Tachipirina e vigile attesa’. Vi chiedo pertanto se a prescindere dal mio rapporto con il medico curante siete in grado di prescrivermi dei farmaci adeguati, oltre agli integratori che sto già assumendo: Vitamina C, Zinco, Vitamina D e Lattoferrina”. Il messaggio è apparso in uno dei numerosi gruppi social dove vengono consigliate cure casalinghe per il coronavirus. Si tratta di comunità online accessibili a tutti, che su varie piattaforme - da Facebook a Telegram - contano migliaia di iscritti. A sconosciuti, nella maggior parte dei casi senza alcun tipo di formazione sanitaria, gli utenti richiedono consigli medici, da seguire in alternativa a quelli offerti dal proprio medico curante, giudicato inaffidabile proprio in qualità del titolo che possiede. Gli sconosciuti, utenti a loro volta, rispondono, alle volte offrendo elenchi di integratori e pillole per tenere a bada l’infezione.

Sui social durante la pandemia sono esplose bolle che promuovono consultazioni cliniche tra pari: si tratta di gruppi spesso popolati da scettici sul covid, totalmente sfiduciati nei confronti delle istituzioni sanitarie, al punto di ritenere più affidabile seguire la ricetta prescritta da un anonimo profilo online. La deriva porta a un allarme tra i medici: alle cure efficaci si arriva in maniera tardiva, quando la situazione si aggrava, alle volte con conseguenze di non ritorno. “La fiducia sociale nei confronti di un corpo intermedio dello Stato – come può essere l’Istituto Superiore di Sanità, la Asl, o proprio la figura del medico – si è erosa a causa di una serie di informazioni mal percepite come contraddittorie, proprie dell’incertezza dello status scientifico e clinico del covid” spiega ad Huffpost il dottor Luca Pezzullo, presidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, “in queste bolle ci si valida con una comune sfiducia e si cerca una presunta modalità di intervento basato su fake news. La bolla fornisce una convalida identitaria del sottogruppo, in grado di darci una verità che il sistema non ha o non ci vuole dare. Si collega a interpretazioni paranoide del sistema sanitario colluso”.

È la narrazione del Davide contro Golia, che spesso emerge nelle emergenze: il piccolo gruppo che si sente marginalizzato vuole darsi spiegazioni semplici molto polarizzate: c’è un Bene dentro noi, un Male all’infuori. Per questo preferisci affidarti a un tizio senza volto conosciuto su una chat anonima, piuttosto che al pediatra per prendere decisioni sulla salute di tuo figlio. “A chi altro dovrei chiedere consiglio?”, scrive un utente in una di queste chat, “Ai medici prezzolati che ci farebbero finire in ospedale perché gli serve un numero?”. “Il mio medico non mi ha voluto dare il cortisone ma mi ha prescritto Zitromax per 6 giorni, Zolistam la sera e aerosol con Atem e Citiflux. Può andare bene?”, si informa un altro, rivolgendosi alla platea informe. E ancora: “Ho avuto l’esito del tampone di mio figlio che ha 12 anni ed è positivo. Mi sento abbandonata. Non so neanche che medicine dargli perché il medico non c’è e se c’è ha paura”.

Quella a cui si assiste in queste chat è una potente invalidazione del camice. “Il tema non è più razionale”, spiega Pezzullo, “Non viene elaborato all’interno della corteccia del nostro encefalo che si occupa delle elaborazioni logiche, ma dalla sub corteccia, quella che si occupa delle reazioni di attacco e fuga davanti a un pericolo: quindi molto emotiva e istintiva, legata all’appartenenza di gruppo”. Durante la pandemia, le informazioni scientifiche si sono evolute mese dopo mese, portando anche ad adottare posizioni diverse nel corso del tempo, in una raffinazione delle conoscenze scientifiche: “In una situazioni di grande angoscia, si ricercano rassicurazioni che spesso vengono proposte dogmaticamente: la Verità che non ti vogliono dire, che mi illude di avere un’ancora di certezza. La comunicazione sanitaria razionale non arriva all’emotività di queste persone”.

Ma chi sono queste persone? Chi preferisce la via della medicina di Facebook a quella degli studi autorizzati? Due sono i cluster, spiega Pezzullo: il più classico è composto da utenti con un livello socioculturale modesto, con situazione di fragilità economica importante, che si sono sempre percepiti come marginali nella società. L’altro sottocluster ha un buon livello culturale, ma ha un’adesione a un forte sistema ideologico valoriale di controcultura, che li porta ad aderire in maniera più articolata a queste istanze. Diverso e più variegato il profilo invece di chi risponde ai messaggi, consigliando cure senza essere titolati a farlo: “Spesso si tratta di persone senza alcun tipo di formazione sanitaria. Alcune molto furbe, spinti da interessi non cristallini, come la vendita di prodotti naturali, ad esempio. Altri ci credono veramente, spesso persone molto narcisiste, vogliono vedersi come i salvatori degli altri. Diventa una forma di gratificazione importante dare loro delle risposte”.

Il tema delle consultazioni tra i pari interessa gli addetti ai lavori, spesso costretti a tamponare i danni di cure inefficaci: “Sento colleghi medici che si trovano a gestire situazioni a posteriori di pazienti che si sono affidati ai vari gruppi, che hanno rinviato la presa in carico seria del covid, con conseguenze poi gravi. Preferisci affidarti a fragolina86 conosciuta su una chat anonima, piuttosto che al pediatra per prendere decisioni sulla salute di tuo figlio. Dovremmo rifletterci”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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