Zingaretti ha carta bianca per negoziare con M5s. Ancora scintille con Di Maio

paolo molinari

Un mandato pieno dal partito a tentare la strada della costruzione del nuovo governo con M5s. La conclusione della relazione del segretario Nicola Zingaretti, alle undici e venti, viene accolta da un applauso liberatorio e da una standing ovation da parte della direzione. Unico astenuto Matteo Richetti.

È la prova di chiarezza che, ieri alla stessa ora, chiedeva Luigi Di Maio e dopo la quale il Capo politico dei 5 Stelle ha fatto saltare l'incontro a Palazzo Chigi. La linea dunque è segnata: "Oggi pomeriggio al Presidente della Repubblica" Zingaretti darà "la disponibilità a verificare con il Presidente incaricato le condizioni politiche e programmatiche e contribuire a dare vita al nuovo Governo".

Una schiarita dopo le nuvole addensate sul Conte 2 in nottata quando, di fronte alla nuova richiesta di Di Maio di mantenere la carica di vice premier, fonti Pd gridavano già alla fine della trattativa. In mattinata, però, l'allerta rientra, il clima si fa più disteso. La linea la ribadisce il vice segretario Andrea Orlando arrivando in direzione: "Un solo vice premier espressione del Pd", poi ribadita nella relazione del segretario.

Di Maio: "Pensate a soluzioni, non ad attaccare me"

Contemporaneamente, Di Maio abbandona i toni bellicosi tenuti fino a 24 ore prima e si richiama al senso di responsabilità di tutti: "Sono ore molto difficili per il Paese, in cui ognuno dovrebbe saper dimostrare responsabilità. Ci siamo ritrovati in una crisi di governo senza un perché, per colpe che non sono certo attribuibili al M5s. Mi sorprende che qualcuno sembri essere più concentrato a colpire il sottoscritto che a trovare soluzioni per gli italiani".

Il percorso verso un governo di legislatura, dunque, non è chiuso. Anzi: le delegazioni di Pd e M5s hanno lavorato anche oggi al programma condiviso, uno delle condizioni poste dal leader dem per tentare la strada di un accordo, in un "clima positivo" come segnala il capogruppo M5s, Francesco D'Uva. Un lavoro che "nulla ha a che vedere con il contratto" di governo fra M5s e Lega.

I temi saranno al centro dell'accordo, a partire da quelli più spinosi: "Serve una visione condivisa", sottolinea ancora Zingaretti, "si parli di Tav, di Mezzogiorno. Serve discontinuità. Anche nelle nostre politiche. Solo così sarà possibile parlare di un governo di legislatura".

Lo scontro su Rousseau

Subito dopo la sua relazione - alla quale ha lavorato anche questa mattina prima di lasciare il Nazareno - Zingaretti torna al quartier generale per prepararsi a salire al Quirinale. La strada non può dirsi ancora in discesa, come dimostra anche "l'incidente" del voto annunciato da Di Maio su Rousseau per chiedere alla base M5s di esprimersi sul progetto di governo.

"Uno sgarbo istituzionale" avevano tuonato i dem in nottata. Anche su questo, però, la notte sembra aver portato consiglio: "Il voto su Rousseau? Se impattasse sulla Costituzione sarebbe grave", dice Orlando. Infatti, a differenza di quanto avvenuto con il contratto di governo Lega-M5s, il voto sulla piattaforma web del M5s potrebbe arrivare a incarico ormai conferito.

La bussola del Capo dello Stato rimane, in ogni caso, la Carta Costituzionale: il Presidente della Repubblica si atterrà a quello che diranno i gruppi parlamentari durante le consultazioni.

Calenda lascia il Pd

La giornata registra anche l'addio dell'eurodeputato Carlo Calenda, che ha inviato una lettera ai vertici del partito per comunicare le sue dimissioni dai Dem. "Caro Nicola, Caro Paolo, vi prego di voler accettare le mie dimissioni dalla Direzione Nazionale del Partito Democratico", scrive Calenda in una lettera pubblicata su Huffington Post.

"È una decisione difficile e sofferta", prosegue Calenda, "nell'ultimo anno e mezzo ho sentito profondamente l'appartenenza a un partito che, per quanto diviso e disorganizzato, consideravo l'ultimo baluardo del riformismo in Italia. Per questo mi sono iscritto al Pd all'indomani della sconfitta più pesante mai subita dal centrosinistra". Poi sottolinea: "Dal giorno della mia iscrizione ho chiarito che non sarei rimasto nel partito in caso di un accordo con il M5S. La ragione è semplice: penso che in democrazia si possano, e talvolta si debbano, fare accordi con chi ha idee diverse, ma mai con chi ha valori opposti. Questo è il caso del M5S".

Quindi Calenda specifica: "Nell'ultimo anno sono stato molte volte in disaccordo con le decisioni del Partito, ma ho sempre rispettato il volere della maggioranza. Questo caso è differente. Stringendo l'alleanza con il M5S, il Pd rinuncia a combattere per le sue idee e i suoi valori. E questo non posso accettarlo". Quanto alla sua collocazione nell'Europarlamento, l'eurodeputato comunica: "Lavorerò in Europa nel gruppo SeD, mentre in Italia rafforzerò SiamoEuropei per dare una casa a chi vuole produrre idee concrete per una democrazia liberal-progressista adatta a tempi più duri e non ha paura del confronto con i sovranisti".