##Zingaretti difende l'alleanza col M5S e dice ai suoi: cambiamo

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Roma, 27 ott. (askanews) - Nelle ore dell'attesa del risultato delle elezioni regionali in Umbria, il Partito democratico delinea la sua strategia per il dopo. L'assemblea nazionale dei sindaci e degli amministratori democratici che impegna, nell'auditorium Antonianum di Roma, la giornata di domenica, è una doppia occasione per il segretario Nicola Zingaretti: da un lato ribadire la necessità di consolidare l'esperienza di governo con il Movimento 5 stelle (indipendentemente dal risultato umbro sul quale, anche se ufficialmente non si dice, c'è pochissimo ottimismo); dall'altro rafforzare la trama della governance interna del partito, all'indomani della scissione renziana, che gli ha lasciato in eredità non pochi sindaci che sono stati protagonisti della stagione precedente, come Matteo Ricci (Pesaro), Antonio Decaro (Bari), Dario Nardella (Firenze) e come Giorgio Gori, primo cittadino di Bergamo, che qualche dubbio lo esterna sul patto "strategico" col M5S. "Non creiamo caselle", è l'appello del leader, che vede come un "obbligo morale" il tentativo di verificare la praticabilità di una alleanza stabile col M5S. "Non possiamo non porci il problema", avverte, ricordando che "governiamo insieme la settima potenza mondiale".

Per Zingaretti "Salvini è forte perché è il migliore a raccontare i problemi, al tempo stesso sappiamo che è il peggiore a risolvere i problemi che racconta. Per questo il Pd deve lanciare "una lotta contro la narrazione su quello che stiamo facendo" e chiede al partito e agli alleati di rendere visibili i pilastri della manovra: "Sviluppo e crescita, giustizia sociale e green economy. Noi siamo questa roba qua, non solo una coalizione di partiti che litigano". In ogni caso, puntualizza, "il Governo va avanti finché riesce a dire e a fare qualcosa di utile per il Paese, altrimenti non ha senso".

Sul fronte interno, promette attenzione alle richieste dei sindaci (molto sentita dalla platea la necessità di una riforma del reato di abuso d'ufficio), ricorda a tutti che "i pezzetti del Pd, siano correnti o funzioni che ci si ritrova a svolgere come senatore, deputato, amministratore, da soli non ce la fanno". A Bologna il 17 novembre si vota la riforma dello statuto, e Zingaretti sottolinea l'importanza di reintrodurre la parola congresso. Le primarie sopravvivono, nell'ultimo mese "per parlare al Paese" ma ritorna la discussione "per tesi" in modo che le candidature fondino la sfida interna suoi contenuti politici. Il mantra del segretario è "vinciamo se siamo comunità".

Ai suoi il leader del Pd chiede di avviare anche una riflessione autocritica, "un nuovo cantiere sulla cultura riformista": abbiamo confuso le parole, dice "sottovalutando" gli effetti sociali delle politiche fondate sui tagli di bilancio e "abbiamo così contribuito alla crescita delle diseguaglianze, non quelle di reddito ma di accesso ai beni comuni". Per questo chi sta al governo "dovrà dare un segno di discontinuità con gli ultimi dieci o quindici anni". Un segno che potrebbe arrivare troppo tardi, però, se dovesse arrivare in Umbria il temuto trionfo del centrodestra a trazione salviniana, e se il risultato dovesse dare il via a una nuova stagione di regolamenti di conti politici nella maggioranza di governo e all'interno delle forze che la compongono.