Zingaretti e la "fase nuova" dei dem

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La volontà di aprire una fase nuova è stato il filo conduttore che ha attraversato, a quanto viene riferito, gli interventi della Direzione di oggi del Pd. Sia da parte del segretario Nicola Zingaretti che più volte lo ha rimarcato durante il suo intervento. "Vivo per aprire una fase politica nuova nel Pd". Sia dalla minoranza dell'area Lotti-Guerini che chiede di superare gli esiti del congresso visto che da marzo a oggi tutto è cambiato: un congresso pensato per dare forma all'opposizione al governo gialloverde che non c'è più.  

La novità di oggi e che c'è stato l'ok esplicito di Zingaretti alla richiesta. Come? "Vedremo in quali forme", dice il segretario. E se ne discuterà martedì prossimo, data a cui è stata aggiornata la Direzione di oggi. Il nuovo assetto potrebbe essere suggellato con l'ingresso in segreteria (da integrare dopo i passaggi al governo) di personalità di Base Riformista. Nel corso del dibattito è stato evocato il tema del congresso straordinario, già avanzato da Luca Lotti sabato nella lettera al Foglio. Un tema più ampio rispetto al riequilibrio degli assetti interni. Lo stesso Lorenzo Guerini però ha sottolineato che sarebbe "imprudente" farlo ora.  

Ma il clima unitario della Direzione ha rischiato di saltare sulla parole di Andrea Orlando sul fatto che gli indecisi se restare o meno nei dem dovrebbero lasciare gli incarichi di dirigenza del partito nel territorio. Parole accolte da un brusio in sala al Centro Congresso Cavour nei banchi dove sedevano Guerini, Malpezzi, Morani.  

Un malumore esplicitato poi dallo stesso Guerini. "Chi in questo momento è disorientato e indeciso sui territori deve trovare ascolto nel Pd, non un atteggiamento respingente. Se ci sono difficoltà e inquietudini per una scissione che ha ferito tanti nostri militanti, vanno ascoltate e capite. Nessuno abbia la tentazione di usarle per sostituire qualche segretario sul territorio”. Orlando poi ha corretto il senso delle sue parole facendo rientrare l'incidente.  

Nel dibattito in Direzione sono intervenuti in tanti da Paolo Gentiloni a Dario Nardella, Matteo Orfini, Graziano Delrio, Anna Ascani, Guerini appunto (dopo una lunga assenza nell'era renziana è tornata anche Rosy Bindi). Riconoscimenti a Zingaretti per la gestione delle ultime settimane tra il nuovo governo con i 5 Stelle e la scissione di Renzi, con il mood della fase nuova da aprire che ha attraversato i diversi interventi.  

Un imput rilanciato da Zingaretti. Sia nei temi che nei metodi. Sui temi c'è la 'Costituente delle Idee', la tre giorni di Bologna a novembre, organizzata da Gianni Cuperlo. "Ora un partito nuovo e un manifesto di tutto il Pd per costruire un Italia più verde, giusta e competitiva", scrive il segretario su twitter. Sui metodi lo stesso segretario ha ricordato che è in corso il lavoro affidato a Maurizio Martina per riscrivere lo Statuto dem, dal meccanismo delle primarie alla divisione del ruolo di segretario da quello del candidato premier.  

Sulla scissione di Renzi tra i più duri è stato Guerini. "Credo sia un errore imperdonabile". Un giudizio che Zingaretti ha fatto suo senza ripeterlo: "La penso come Guerini ma lo lascio dire a lui altrimenti domani è il titolo dei giornali...". Piuttosto il segretario ha respinto l'idea che al Nazareno l'addio di Renzi sia stato vissuto come una liberazione.  

"Io vorrei chiarire che non c'è stato un istante nel quale ho vissuto l'ipotesi di scissione come un elemento positivo o peggio una liberazione. Ma l'esatto opposto". Ricorda Zingaretti: "Anche a costo di critiche feroci ho fatto della tensione unitaria la cifra di questa segreteria". Per Orlando, "se c'era una cosa di cui non si avvertiva il bisogno in questo momento è una scissione". Le cui ragioni "nulla hanno a che vedere né con eventi storici, né con il dissenso politico né con l'esigenza di rafforzamento della maggioranza di governo. Rispondono, forse, a un malessere individuale e a legittime aspirazioni individuali e collettive". 

Quindi, un passaggio sul governo: "Per quanto non possiamo che augurare successo all'ambizione di allargare il campo delle forze europeiste e democratiche, non possiamo non vedere come nell'immediato quella scelta finisca per avere un riverbero negativo sulla stessa esperienza di governo che abbiamo appena inaugurata". Infine, la legge elettorale. Per la prima volta c'è una posizione esplicita dei vertici dem sulla questione. E mette in discussione l'opzione proporzionale con correttivi che sembrava andasse per la maggiore. Dice Orlando: "Non si deve dare per scontato che l'unico sbocco possibile sia proporzionale se pur con correttivi".