Zingaretti si prepara alla crisi di governo: “Così si cade”

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Invece di placarsi si infiammano sempre più le tensioni all’interno della maggioranza giallorossa, messa alla prova dal difficile raggiungimento di un accordo sulla legge di bilancio e, in ultimo, dall’addio di ArcelorMittal all’ex Ilva. Di crisi di governo si inizia a parlare negli ambienti dem, rivelano indiscrezioni, e anche il segretario Nicola Zingaretti si starebbe preparando a una “conclusione ordinata della legislatura“. Gli fanno eco molti ministri del partito, per cui “questo governo non è in rodaggio, non è proprio partito”.

Zingaretti e la crisi di governo

A mettere a rischio la già fragile coalizione di governo sono da un lato Luigi Di Maio (il cui obiettivo primario è quello di salvare il M5s dal fallimento) e all’altro Matteo Renzi. Da loro il Pd deve guardarsi, facendo attenzione a non perdere il sostegno degli elettori per colpa dei continui strappi e, al tempo stesso, resistere all’avanzata della coalizione di centrodestra che – rivelano i sondaggi – continua a crescere.

La crisi tra gli alleati al governo sarebbe ormai a un punto talmente avanzato che per lo stesso Zingaretti non esisterebbe quasi più un’alternativa alla situazione attuale. Uno strappo definitivo è un rischio ma “così si cade comunque“, avrebbe commentato il segretario dem in un vertice con i suoi ministri. Ad aggravare la già difficile condizione si aggiunge il sempiterno problema del partito del Nazareno: “Mentre la destra si presenta unita a Piazza San Giovanni, noi ci mostriamo divisi in mille pezzi. La prospettiva politica, se mai c’è stata all’inizio, di certo adesso non c’è più”.

Le prossime mosse del Pd

La strada che Zingaretti sembra intenzionato a percorrere non è quella di uno strappo deciso, quanto piuttosto una “conclusione ordinata” del patto con i pentastellati attraverso un passo indietro: “Se si accendono le fiamme, non saremo più i pompieri“. Sarebbero tre gli step da qui alla fine dell’anno, a partire da quella già in atto che riguarda il caso Ilva. Nel caso in cui non si arrivasse a una soluzione, infatti, la crisi sarebbe quasi scontata.

La seconda tappa riguarda la legge di bilancio. Infine, la riforma della legge elettorale, il cui testo dovrà essere presentato entro la fine del 2019.