Zona rossa, arancione o gialla: ecco regole contro assembramenti

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Da Roma a Firenze passando per Napoli e Palermo. Molti sindaci, ma anche presidenti di Regioni, si stanno muovendo per evitare gli assembramenti in vista del fine settimana. Si moltiplicano dunque le ordinanze contro gli affollamenti visti nei giorni scorsi. L'obiettivo è evitare un lockdown totale generalizzato per arginare la seconda ondata della pandemia di Coronavirus.

Zona rossa e arancione, altre regioni verso stretta

Ieri sera il sindaco di Palermo Leoluca Orlando ha firmato un'ordinanza che prevede alcune delle annunciate misure più restrittive. Il provvedimento stabilisce il divieto di stazionamento in strada, dal lunedì al venerdì, dalle 16 e fino alle 22. Sabato, domenica e festivi il divieto è esteso dalle 5 alle 22, in alcune zone del centro cittadino (e limitatamente alle giornate di sabato 14 novembre e domenica 15 novembre anche da Sferracavallo ad Acqua dei Corsari, in tutto il litorale comprese spiagge, coste, aree verdi aperte al pubblico.

Controlli nei parchi e sul litorale e contingentamenti delle presenze nelle principali vie dello shopping di Roma. Sono alcune delle ipotesi vagliate nel corso del tavolo tecnico che si è riunito nel pomeriggio di ieri in questura per decidere dove applicare i "moduli di contenimento delle presenze" da mettere in campo già da domani, come stabilito nel corso del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto Matteo Piantedosi. Il dispositivo sarà messo a punto nel dettagli ooggi nel corso di un nuovo comitato a palazzo Valentini.

Il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca ha inviato una lettera al prefetto di Napoli, Marco Valentini, chiedendo "la rapida definizione di un piano generale di interventi articolati" volto a "impedire assembramenti e attività che incentivano una mobilità non legata alle esigenze essenziali". Nella lettera De Luca cita "episodi clamorosi di assembramenti fuori controllo verificatisi in particolare sul lungomare di Napoli e in alcuni luoghi del centro storico" e sollecita, "la rapida definizione di un piano generale di interventi articolati per precise realtà territoriali e garantito nella sua attuazione, già dai prossimi giorni, da controlli efficaci delle forze di polizia nazionali e locali, e volto a impedire assembramenti ed attività che incentivano una mobilità non legata alle esigenze essenziali".

"Si diceva che la situazione era drammatica quando c'erano 600 contagi al giorno, ma oggi sono più di 6mila al giorno e il problema diventa il cittadino che cammina con la mascherina o il sindaco che non chiude il lungomare. Io ho capito qual è il giochetto, quindi venerdì farò un provvedimento con il quale daremo un segnale molto forte a chi ci vuole prendere in giro", ha detto dal canto suo il sindaco di Napoli Luigi De Magistris.

De Magistris annuncia che sarà "una soluzione che adotterò sentito il prefetto ed è una decisione che porrà un segnale molto forte su qual è la strada per contenere il contagio nella mia città. Non sarà la chiusura di una strada, non è quello il problema. Anche a Salerno hanno detto che avevano chiuso il lungomare, tra l'altro da una verifica che abbiamo fatto non era neanche chiuso tutto, e non vi dico cosa c'era sul corso principale. Ma è normale, se si vuole evitare di vedere le persone che escono, perché in zona gialla non è vietato uscire, dobbiamo passare a restrizioni più forti, altrimenti ce la si prende con il cittadino, con i poliziotti o con il sindaco".

"L'architrave che aveva costruito il governo non era male, il problema è che poi si sono persi sui colori. Non ci volevo credere, ma inizio a pensare che sulla Campania ci sia un fatto non solo tecnico, ma che stia diventando un fatto politico", dice il sindaco di Napoli. "Qualcuno mi deve spiegare - incalza de Magistris - perché De Luca nelle sue dichiarazioni a ottobre voleva chiudere tutto. Poi si è spaventato per le manifestazioni? Ecco, se diceva che la situazione era drammatica quando c'erano 600 casi al giorno ma oggi ne abbiamo 6mila e da quello che so io sono molti più di 6mila, com'è possibile che il problema diventa il cittadino che cammina con la mascherina o il sindaco che non chiude il lungomare? Inizio a pensare che tutto è iniziato quel venerdì in cui il presidente della Regione annunciò il lockdown e scoppiò la tensione sociale. Il governo non fa la Campania zona rossa perché ha paura delle proteste? E' una delle letture. Io sono contento di essere zona gialla, ma allora riteniamo che sia falso quello che dicono i medici che gli ospedali sono al collasso".

"In queste ultime 24 ore mi sono confrontato con la nostra direzione sanitaria regionale, con tutti i sindaci dei Comuni capoluogo, tutti i presidenti di Provincia e tutti i prefetti dell'Emilia-Romagna. Ho avuto conferma della necessità di introdurre nuove misure per contrastare la diffusione del Covid. In particolare, per impedire assembramenti. Ritengo necessari anche controlli più stringenti con relative sanzioni per chi si ostina a trasgredire le regole", ha annunciato ieri il presidente della Regione Stefano Bonaccini. "Insieme ai presidenti Zaia e Fedriga - ha aggiunto - sentito il ministero della Salute, sto quindi predisponendo una specifica ordinanza regionale che intendo adottare nella giornata di domani (oggi, ndr)".

Ma nel frattempo il sindaco di Bologna, Virginio Merola, ha deciso di vietare l’utilizzo delle piazze e delle strade del centro storico per ogni tipo di manifestazione, iniziativa ed evento. L’ordinanza è in vigore da oggi fino a nuove disposizioni. Sono comprese nel divieto anche le attività degli artisti di strada, già sospese dal Dpcm. Rimangono in vigore inoltre le ordinanze che vietano accesso e stazionamento in tre piazze della città: piazza San Francesco (tutti i giorni dalle 20 alle 6); Piazza Verdi (tutti i giorni dalle 18 alle 6); la parte di piazza Aldrovandi davanti ai civici 12 e 12/A-B-C (tutti i giorni dalle 18 alle 6). Superata nei fatti, invece, l’ordinanza che chiudeva cinque parchi cittadini alle 22, visto che il Dpcm in vigore vieta ogni tipo di spostamento dalle 22 alle 5 del giorno successivo eccetto che per motivi di lavoro, necessità e salute.

Anche il Veneto si appresta dunque a varare nuove misure. "Domani (oggi, ndr) firmerò l'ordinanza contro assembramenti per dare regole a chi ancora oggi non le rispetta", ha annunciato il presidente Luca Zaia oggi nel corso del punto stampa.

A Firenze "saranno intensificati i controlli, ma se si verificheranno assembramenti e comportamenti non adeguati, sarò costretto a chiedere la chiusura di alcune piazze del centro. Gli ospedali sono al limite, ciascuno deve fare la propria parte evitando al massimo gli spostamenti", ha affermato il sindaco Dario Nardella su Twitter dopo aver partecipato al comitato provinciale per l'ordine pubblica e la sicurezza in Prefettura. A Livorno nel prossimo weekend si prevedono interventi di limitazione degli accessi nelle zone che nei giorni scorsi hanno visto assembramenti e l’evidente non rispetto delle regole sul distanziamento e l’uso della mascherina. Per questo nelle giornate di sabato 14 novembre, dalle 13 alle 18, e domenica 15 novembre, dalle 10 alle 18, a Livorno non sarà possibile accedere e stazionare nei seguenti luoghi: Scoglio della Regina, Moletto Nazario Sauro, Moletto di San Jacopo, Moletto d’Ardenza, Moletto d’Antignano, Moletto di Quercianella.

"Anticiperemo restrizioni per evitare misure più rigorose. L'obiettivo è ridurre gli assembramenti nei fine settimana, senza cercare di danneggiare troppo le attività economiche. Un’altra ipotesi è l’obbligo di consumazione al tavolo per evitare assembramenti in bar e ristoranti”, ha affermato Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli Venezia Giulia.