Zona rossa in Valseriana, cosa rischiano il premier e i ministri

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Milano, 11 giu. (askanews) - Prima bisogner ricostruire tutti i passaggi nella catena di comando e nelle comunicazioni intercorse lungo l'asse Milano-Roma tra l'ultima settimana di febbraio e la prima di marzo. Una volta chiarito nel dettaglio il quadro generale, sar possibile valutare eventuali responsabilit penali nella mancata istituzione di una zona rossa ad Alzano Lombardo e Nembro, i due comuni della Bassa Valseriana dove si svilupp il secondo focolaio lombardo del Coronavirus dopo che il contagio si era gi ampiamente diffuso a Codogno e in altri centri del Lodigiano. Chi aveva il potere di istituirla? Poteva farlo in autonomia la Regione Lombardia o era una prerogativa esclusiva in capo al governo centrale? E i ritardi, con il rimpallo di responsabilit proseguito per giorni tra Palazzo Chigi e Palazzo Lombardia, hanno avuto effetti sul numero di decessi avvenuti e sul tasso di mortalit registrato nella zona? Non sar un'inchiesta facile quella dei magistrati di Bergamo che ieri sono volati a Roma per sentire, come persone informate sui fatti, i massimi esponenti del governo: il premier Giuseppe Conte, il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, e il ministro della Salute, Roberto Speranza. I pm coordinati dal procuratore facente funzione Maria Cristina Rota hanno gi sentito il presidente dell'Istituto Superiore di Sanit, Silvio Brusaferro, e tra oggi e domani concluderanno la tornata di audizioni nella Capitale.

Ma sar la fase immediatamente successiva dell'inchiesta quella pi difficile per i magistrati orobici. Perch responsabilit politiche non coincidono necessariamente con responsabilit penali. E anche se venisse accertato che la decisione sulla zona rossa nella Bergamasca spettava al governo, non sar semplice stabilire per cosa indagare gli esponenti dell'esecutivo coinvolti nella vicenda. Il reato al momento ipotizzato dai pm di Bergamo epidemia colposa: previsto dall'art. 438 del codice penale, punisce con la pena dell'ergastolo "chiunque cagiona un'epidemia mediante la diffusione di germi patogeni". Un reato che in termini tecnici si definisce "commissivo" e che perci presuppone un'azione volontaria da parte di chi lo commette. E' una sentenza emessa dalla Cassazione nel dicembre 2017 a sancire che "in tema di delitto di epidemia colposa, non configurabile una responsabilit a titolo di omissione, in quanto l'art. 438 cp richiede una condotta commissiva a forma vincolata". Se questo l'orientamento della giurisprudenza italiana, allora il reato di epidemia colposa non pu essere contestato a chi, per colpa o negligenza, abbia omesso di adottare tutte le contromisure necessarie per impedire la diffusione del virus. Come la creazione di una zona rossa nell'area di Alzano Lombardo e Nembro.

Diverso il caso dell'omicidio colposo, reato che presuppone una colpa (anche di tipo omissivo) da parte di chi "cagiona la morte di una persona". Ma che, nel caso dell'inchiesta bergamasca, potrebbe essere contestato soltanto in presenza di un nesso causale tra la mancata istituzione della zona rossa in Valseriana e il boom di decessi avvenuti nella zona tra il 23 febbraio e l'8 marzo, giorno in cui il Dpcm del governo port all'istituzione di una "zona arancione" nell'intero territorio regionale lombardo. Nesso di causa-effetto che andrebbe comunque dimostrato in un'aula di Tribunale e che poi dovrebbe "reggere" in tutti i tre gradi di giudizio previsti dall'ordinamento italiano.

Le indagini si concentrano anche sulla minuziosa analisi di direttive governative e ministeriali, regolamenti dell'Iss e circolari dalle varie istituzioni coinvolte. Se emergesse che qualche esponente del governo non ha rispettato qualche norma o regolamento, allora per lui potrebbe scattare l'omissione in atti d'ufficio (da 6 mesi a 2 anni di carcere). C' poi la delicata questione della competenza territoriale: il reato si consumato a Bergamo, vale a dire nel territorio dove si sviluppato il contagio, ma le decisioni governative sono state prese a Roma. A quale Procura spetta la titolarit di un'eventuale indagine? Senza contare che, in caso di reati commessi da esponenti del governo durante l'esercizio delle proprie funzioni istituzionali, gli atti di indagine dovrebbero essere trasmessi al Tribunale dei Ministri (che in questo caso si riunirebbe nel distretto della Corte d'Appello di Brescia).