Zuckerberg si è detto pronto a frenare sul progetto Libra

Arcangelo Rociola

Mark Zuckerberg prova a rassicurare il congresso americano sul progetto Libra. Non sarà una moneta, non sarà una banca, e Facebook è pronta a fare un passo indietro dal progetto se le istituzioni americane dovessero disapprovarlo. Ma avverte: se questa tecnologia non sarà guidata da un'azienda americana, sarà un'azienda cinese a farla. E nessuno vuole che il nuovo standard del sistema dei pagamenti digitali sia guidato dalla Cina. Il fondatore di Facebook è al suo secondo incontro coi deputati americani. Camicia bianca e cravatta viola, deve affrontare domande più dirette e cattive rispetto a due anni fa, quando fu chiamato per chiarire lo scandalo Cambridge Analytica.

"Senza ok delle istituzioni Facebook abbandonerà Libra"

Su Libra, il passaggio più importante era quello già emerso nel testo della difesa, già pubblicato ieri: il deputato repubblicano Blaine Luetkemeyer gli chiede cosa ha intenzione di fare se le istituzioni americane dovessero bocciare il progetto, Zuckerberg risponde: “Imperdirò a Facebook di prendervi parte. Libra è un'associazione libera di aziende, Facebook ne fa parte al pari di altre 20 società, e”, in caso di un muro contro muro con il regolatore, “la nostra uscirebbe dal progetto”. Rispondendo ai deputati, Zuckerberg ha inoltre smentito che il 50% delle valute del paniere che costituiranno i beni cui ancorare la criptovaluta saranno dollari. Ma ha avvertito: "Credo però che se l'America non guiderà queste nuove tecnologie, come la possibilità di inviare soldi attraverso i sistemi di messaggistica, qualcuno lo farà al posto nostro e perderemo la leadership del settore".

Il richio dello 'standard' cinese

Il riferimento è alla Cina. Per Zuckerberg il progetto di valuta digitale di Libra può aiutare "l'America a estendere la sua leadership finanziaria", e promuovere i valori democratici perché nel mondo emergeranno altre valute digitali, da altri Paesi. In questo senso, ha continuato Zuckerberg, la minaccia più grande al momento arriva dalla Cina: "Sono molto impegnati a costruire [un sistema di valuta digitale] ed esportarlo nel mondo". Zuckerberg ha spiegato che il legislatore americano dovrebbe "valutare ogni rischio che comporterebbe un nuovo sistema di pagamento", ma confrontare questo rischio con quello che deriverebbe se "un sistema finanziario digitale supportato dalla Cina diventasse lo standard", nel mondo. Se dovesse succedere, ha spiegato, "sarebbe molto difficile se non impossibile per noi imporre delle sanzioni o qualche tipo di protezione".

"L'obiettivo di Libra è creare un sistema di pagamento globale, non una valuta", ha poi detto Zuckerberg. "Siccome Libra è globale nella sua natura, noi abbiamo immaginato che sarebbe stato meglio non basarsi solo su una valuta nazionale". Zuckerberg si riferisce al fatto che Libra sarà ancorata ad un paniere di valute e asset, che comprenderanno il dollaro, ma anche altre valute nazionali. Ha poi smentito che questi asset a cui ancorare Libra saranno dollari statunitensi per il 50%.

Domande e accuse, questa volta più cattive

Ma alla Commissione finanza del Congresso americano Zuckerberg non ha dovuto rispondere solo alle domande su libra. I deputati americani hanno anche duramente attaccato il fondatore di Facebook.  Quando il numero uno di Menlo Park ha detto che l'obiettivo di Libra è quello di dare la possibilità a tutti di inviare pagamenti digitali, anche a chi non possiede un conto in banca, il democratico Brad Sherman, eletto in California, ha replicato: “L'uomo più ricco del mondo viene qui e si nasconde dietro gli uomini più poveri del mondo, dicendo che sta solo cercando di aiutarli. Lei sta solo cercando di aiutare quelli per i quali i dollari non sono una buona valuta: i trafficanti di droga, i terroristi e gli evasori fiscali”.

Il deputato del Connecticut Jim Himes ha voluto ricordare a Zuckerberg che ha il dovere di investire per migliorare la qualità del discorso pubblico sulla sua piattaforma. Mentre più dura è stata la democratica Joyce Beatty, eletta in Ohio; calibra il suo intervento sul tema della disinformazione e dei discorsi d'odio, accusa l'azienda di non fare abbastanza per impedirne la diffusione, poi attacca Zuckerberg: “Sembra quasi che per te tutto questo sia uno scherzo, ma avete rovinato la vita di molte persone, consentendo che venissero discriminate. Questo è deplorevole”. A concludere la democratica Ketue Porter, che ha chiesto a Zuckerberg di provare a moderare per “un ora al giorno i contenuti di Facebook”.

Porter ha ricordato le inchieste giornalistiche che hanno raccontato i problemi psichici che la moderazione dei contenuti di Facebook ha causato a decine di dipendenti. Ma quanto alla proposta di farlo per un'ora al giorno, Zuckerberg ha replicato: “Non sono sicuro che farlo aiuterebbe molto la nostra comunità online”.